La Fns Cisl di Viterbo ha lanciato un allarme riguardo alle condizioni di lavoro degli agenti della polizia penitenziaria nel carcere di Mammagialla, dopo i drammatici eventi del 25 e 26 luglio. Il sindacato ha evidenziato che il reparto in cui operano gli agenti è non sanificato, inagibile e insalubre, mettendo a rischio la sicurezza del personale.
“È inammissibile – ha dichiarato Maurizio Orlandi, segretario della Fns Cisl di Viterbo – far lavorare il personale all’interno della sezione precauzionale della casa circondariale Nicandro Izzo, incendiata alcuni giorni fa, dove gli ambienti risultano insalubri e manca l’agibilità”. Il sindacato ha chiesto un intervento immediato delle autorità competenti e la chiusura del reparto, sottolineando che la sicurezza sui luoghi di lavoro è un diritto fondamentale.
L’incendio e le sue conseguenze
La sera del 25 luglio, un incendio è divampato nella sezione precauzionale, costringendo all’evacuazione del reparto. Le fiamme sarebbero state appiccate a dei materassi durante una protesta da parte dei detenuti. Il fumo ha invaso i corridoi e l’infermeria, causando l’intossicazione di 23 persone: 17 detenuti e 6 agenti, tra cui il comandante della polizia penitenziaria. In totale, sette persone sono state trasportate in ospedale, una in codice rosso e sei in codice giallo, mentre altre dieci sono state curate sul posto.
Poco dopo l’incendio, nelle prime ore del 26 luglio, un detenuto di 29 anni, di origine marocchina, è stato trovato morto nella propria cella dopo essersi impiccato. Nella stessa giornata, un altro detenuto ha tentato il suicidio, ma è stato salvato grazie all’intervento della polizia penitenziaria. Gli agenti della squadra mobile, coordinati dalla pm Veronica Buonocore, stanno indagando sia sull’incendio sia sul suicidio del giovane, sul cui corpo è stata disposta l’autopsia e accertamenti tossicologici.
Le indagini e le domande sul sistema penitenziario
Il detenuto suicida era tra i dieci indagati per un omicidio avvenuto in carcere il 16 luglio, in cui un altro detenuto, Mohammed Channoun, di 26 anni, era stato accoltellato durante l’ora d’aria. Le indagini sull’omicidio proseguono, mentre il pm Flavio Serracchiani ha ordinato l’autopsia sul corpo del 26enne per chiarire le cause del decesso e ricostruire la dinamica dell’aggressione.
Il comitato provinciale di Arci ha sollevato interrogativi sulla funzionalità del sistema penitenziario, chiedendosi: “A cosa serve un carcere così?”. La situazione attuale, secondo il comitato, evidenzia una crisi profonda nel sistema penitenziario, richiedendo un cambiamento radicale nelle politiche di gestione e inclusione sociale.