Metà del lavoro è ormai stata completata, ma resta ancora da portare a termine il progetto. Dopo la scelta e la nomina di Paolo Maldini come direttore tecnico, l’attenzione si concentra ora sulla figura del commissario tecnico, chiamato a guidare la Nazionale dalla panchina nei prossimi quattro anni. La decisione definitiva, come confermato dal presidente federale Malagò, dovrebbe arrivare a breve. Nel frattempo il confronto resta aperto, perché le candidature prese in considerazione sono diverse e la valutazione è ancora in corso.
Parallelamente emergono alcuni retroscena legati alla designazione di Maldini. L’ex dirigente del Milan rappresentava fin dall’inizio la priorità della Figc, anche se nel corso delle valutazioni non sono mancati altri profili ritenuti validi come possibili alternative. A rivelarlo è stato uno dei nomi che sarebbero stati presi in esame, Beppe Bergomi, che ha raccontato la propria esperienza ai microfoni di Sky. “Ero una soluzione B, C o D” ha dichiarato l’ex difensore interista, campione del Mondo nel 1982, spiegando poi: “Adesso lo posso dire, ho ricevuto una telefonata di Malagò in cui mi ha chiesto se fossi stato disposto a lasciare il mio mondo in tv per intraprendere un’avventura in Federazione. La prima scelta, però, è sempre stata Paolo Maldini, perché sappiamo quello che è Paolo”.
Successivamente Bergomi ha espresso anche il proprio punto di vista sul futuro commissario tecnico della Nazionale. Pur non essendo stato scelto per il ruolo di direttore tecnico, ha commentato le possibili candidature più accreditate. “Mancini o Pirlo? Secondo me Mancini è l’allenatore della nazionale perfetto” ha proseguito. Secondo l’ex difensore, al di là delle vicende che hanno caratterizzato il suo percorso, Mancini aveva saputo imprimere fin dal suo arrivo una precisa identità alla squadra. L’Italia, infatti, era reduce dalla prima esclusione da un Mondiale e, grazie al lavoro svolto, riuscì poi a conquistare il titolo europeo. Per questo motivo Bergomi ritiene che il tecnico rappresenti ancora un profilo ideale per la guida della Nazionale, pur riconoscendo che il suo addio abbia lasciato “quella piccola macchia”. Infine ha invitato a non sottovalutare un’altra candidatura, aggiungendo: “Però, occhio, c’è anche Conte”.