Chivasso (TO)

Emergenza Siccità Piemonte 2026: risorse idriche al limite e allarme agricoltura a Torino e Provincia

L'emergenza siccità colpisce duramente il Piemonte e la provincia di Torino. Con soli dieci giorni di acqua per l'irrigazione e risaie in ginocchio, la Regione convoca un tavolo di crisi. Analisi dei dati e scenari idrici dell'Autorità di Bacino del Po.

Emergenza Siccità Piemonte 2026: risorse idriche al limite e allarme agricoltura a Torino e Provincia

La morsa del caldo e l’assenza prolungata di precipitazioni stanno delineando uno scenario di forte criticità per l’intero Distretto del Po, con un focus di particolare gravità che si concentra sul Piemonte e l’area metropolitana di Torino.

Emergenza Siccità Piemonte 2026: Risorse Idriche al Limite e Allarme Agricoltura a Torino e Provincia

L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, si è riunito in via straordinaria per fare il punto su una disponibilità di risorsa che si sta esaurendo con estrema rapidità. Sulla base dei modelli previsionali e dei dati analitici raccolti, l’ente ha confermato lo stato di severità idrica media in assenza di precipitazioni, formulando una serie di indirizzi urgenti volti a promuovere una gestione equa e parsimoniosa dell’acqua a livello territoriale, limitatamente al bacino fluviale.

Il Piemonte e la Provincia di Torino al Centro della Crisi: Risaie in Ginocchio e Focus d’Emergenza

La situazione idrologica piemontese desta profonda preoccupazione tra gli addetti ai lavori e le istituzioni locali. Le ripetute ondate di afa estiva hanno prosciugato i corsi d’acqua superficiali e messo sotto forte pressione le riserve sotterranee. L’impatto più devastante si registra nel comparto agricolo, in particolare nelle storiche aree risicole che si estendono tra le province di  Vercelli e Novara. Secondo i dati diffusi dall’ANBI, si assiste a una riduzione drammatica della risorsa disponibile per l’irrigazione, stimata attorno all’ottanta per cento complessivo. Una contrazione di tale portata rischia di compromettere irreparabilmente i raccolti stagionali proprio nella fase cruciale del loro ciclo biologico.

Per fare fronte a questa evoluzione e prevenire un blocco totale delle attività produttive, la Regione Piemonte ha convocato d’urgenza un tavolo di crisi programmato per lunedì. L’obiettivo primario dell’incontro è coordinare una strategia d’emergenza che prevede la richiesta di rilasci idrici aggiuntivi dagli invasi idroelettrici montani e alpini situati a monte, molti dei quali localizzati proprio nelle vallate della provincia di Torino. Queste manovre straordinarie di rilascio verso il Lago Maggiore e l’asta principale del Po rappresentano l’estremo tentativo di garantire una portata minima vitale al fiume, permettendo così la prosecuzione dei prelievi irrigui ed evitando il collasso dei sistemi di approvvigionamento idropotabile, che iniziano a manifestare i primi segnali di sofferenza anche nei piccoli comuni montani e della cintura torinese.

Scenario Critico: Dieci Giorni all’Esaurimento

Le valutazioni idrologiche indicano che, ai ritmi attuali di prelievo e in assenza di piogge significative, il volume d’acqua immagazzinato nei canali e nei bacini regionali potrà sostenere l’irrigazione agricola solo per i prossimi dieci giorni. Successivamente, le riserve utili per il comparto primario saranno azzerate, costringendo a decisioni drastiche per tutelare l’uso civile potabile.

I Dati della Decrescita: Portate del Po e Crollo dei Grandi Laghi

L’analisi quantitativa effettuata dalle stazioni di rilevamento lungo l’intero corso del fiume Po restituisce la fotografia di un ecosistema in evidente debito d’ossigeno. Alla data del 7 luglio, le portate registrate evidenziano un trend in costante diminuzione. Nella stazione di Piacenza il flusso si attesta a centottantotto metri cubi al secondo, mentre a Cremona si misurano duecentotrentadue metri cubi al secondo. Proseguendo verso valle, la stazione di Boretto registra duecentosessantuno metri cubi al secondo e quella di Borgoforte duecentosessantuno metri cubi al secondo. La situazione si fa critica nel Delta, a Pontelagoscuro, dove la portata nominale di trecentosette metri cubi al secondo è scesa nelle ultime ore a circa duecentottantanove metri cubi al secondo, una soglia ben al di sotto dei minimi storici necessari a contrastare la risalita del cuneo salino.

Parallelamente, i grandi laghi regolatori del Nord Italia, fondamentali per compensare i periodi di magra, stanno subendo una drastica picchiata dei propri volumi, posizionandosi abbondantemente sotto le medie stagionali di riferimento. Il Lago Maggiore, snodo idrico vitale per l’approvvigionamento piemontese e lombardo, ha registrato nell’arco di una sola settimana una riduzione del livello di riempimento pari al diciassette per cento, traducendosi nella perdita netta di trentatré centimetri di altezza idrometrica, equivalenti a sessantanove milioni di metri cubi d’acqua svaniti. Contrazioni analoghe si osservano nel Lago di Como, che perde il quindici per cento, e nel Lago d’Iseo, in calo del diciotto per cento. Mostrano una parziale resilienza i laghi d’Idro e di Garda, i quali arretrano rispettivamente dell’otto e del cinque per cento, pur rimanendo in un quadro di evidente deficit rispetto alle serie storiche.

Monitoraggio Portate e Livelli Idrici Rilevazioni Luglio 2026
Portata Po a Piacenza

188 m³/s

Portata Po a Pontelagoscuro (Delta)

289 m³/s

Deficit Idrico Medio in Lombardia

-40%

Contrazione Settimanale Lago Maggiore

-17% (-69 mln m³)

Riduzione Risorsa Irrigua Risaie Piemonte

-80%

Il Contesto Distrettuale: Dall’Intrusione Salina nel Delta ai Deficit Appenninici

Sebbene il focus piemontese esprima una delle punte di maggiore sofferenza per l’agricoltura, la crisi idrica si manifesta con dinamiche differenziate ma altrettanto complesse in tutto il bacino distrettuale. Nel territorio del Delta del Po, in Veneto, le ridotte portate fluviali stanno favorendo una massiccia intrusione salina dal Mare Adriatico. Le analisi condotte dai tecnici dell’Autorità di Bacino evidenziano che il cuneo salino ha risalito il ramo di Pila e Venezia fino a venti chilometri dalla foce, spingendosi addirittura fino a venticinque chilometri nel ramo di Goro. Questa situazione costringe la società di gestione Acque Venete a limitare i prelievi idrici presso il potabilizzatore di Ponte Molo e sta imponendo l’uso di pompe mobili per garantire l’irrigazione allo Scolo Scoetta e al Canale Ca’ Mello, nel tentativo di preservare la biodiversità della laguna e l’economia agricola locale.

Spostando lo sguardo verso la Lombardia, il deficit idrico medio della regione ha toccato la soglia del quaranta per cento. In questo contesto, le autorità stanno valutando un soccorso irriguo eccezionale a favore del Lago d’Idro, la cui operatività sarà garantita solo fino al venti luglio, data che segnerà il termine anticipato della stagione irrigua per molti comprensori lombardi. Situazioni di lieve deficit superficiale ma con criticità persistenti sulle falde si registrano in Liguria, mentre la Valle d’Aosta segnala modeste difficoltà nell’approvvigionamento idrico per la zootecnia e l’agricoltura di montagna. Al contrario, la Toscana mostra un quadro di stabilità, senza richieste di deroga e con il pieno rispetto del deflusso ecologico dei corsi d’acqua.

Infine, in Emilia-Romagna la pressione ambientale si concentra sui corsi d’acqua minori dell’Appennino, per i quali sono al vaglio delle strutture tecniche dell’ARPAE numerose richieste di deroga ai prelievi. Le dighe piacentine di Mignano e Molato resistono a un livello di riempimento pari al quarantadue per cento, continuando a distribuire risorsa alle colture locali, mentre la Romagna affronta il picco strategico dei consumi civili grazie alla tenuta degli invasi di Ridracoli, pieno al settantotto per cento, e del Conca, stabile al sessantadue per cento della capacità massima.