A 38 anni Francesco Acerbi non pensa affatto al ritiro. In vacanza con la famiglia, il difensore ripercorre gli ultimi anni della sua carriera, dall’Inter alla Nazionale, guardando con fiducia anche al futuro. L’obiettivo è chiaro: continuare a giocare ancora qualche stagione, senza perdere quell’entusiasmo che lo accompagna da sempre.
Il bilancio dell’ultima stagione in nerazzurro è positivo, nonostante le difficoltà incontrate lungo il cammino. “Guarda, è stata un po’ diversa dalle altre, ma penso una delle più costruttive. È stata intensa sotto tanti punti di vista: non è stata un’annata in generale facilissima anche se hai vinto due titoli però molto utile“. Un’annata che, secondo Acerbi, ha rafforzato il gruppo soprattutto nei momenti più complicati, quando la squadra ha saputo reagire dopo un periodo di appannamento.
Il difensore attribuisce grande importanza alla forza dello spogliatoio, decisiva per arrivare ai successi finali. “La squadra ha reagito benissimo: vuol dire che il nostro gruppo è veramente top ed è per questo che abbiamo vinto. Il gruppo da tanti anni è sempre lo stesso, aggiungi giocatori comunque bravi, bravi ragazzi… il gruppo è unito e alla fine quando un gruppo è unito viene fuori da qualsiasi avversità“.
Parole di apprezzamento anche per Cristian Chivu, chiamato a raccogliere un’eredità pesante. Acerbi spiega come il tecnico abbia saputo inserirsi senza rivoluzionare gli equilibri: “Non ha voluto strafare: la squadra era quella, il modulo era quello. Ha provato a gestire il gruppo“. Secondo il centrale, non c’era bisogno di ricostruire una squadra arrivata fino in fondo a tutte le competizioni, ma soltanto di darle continuità e fiducia.
Quanto al futuro, Acerbi non ha dubbi. “Io sto bene e voglio ancora giocare. Non ho in mente di fare altro ma voglio andare avanti con molta serenità perché so di aver dato tutto quello che avevo“. E aggiunge: “A 38 anni ho ancora la voglia di un ragazzino: io voglio giocare. Se volevo fare per dire il mister quest’anno avrei iniziato. Poi sarà il mio mestiere, però adesso ho ancora voglia di andare avanti a certi livelli per 2/3 anni“.
Ripensando alla propria carriera, il difensore rivolge un consiglio al sé più giovane: “Credi di più in te: la tua testa sa cosa deve fare. Vivila più serenamente: non devi dimostrare niente a nessuno“. Un percorso segnato anche dalla malattia, che considera uno spartiacque decisivo: “Probabilmente senza avrei smesso. O comunque a trent’anni non ero a giocare a quei livelli lì“.
Sulla Nazionale, Acerbi ribadisce di non aver mai chiuso definitivamente la porta. “Io non ho mai detto basta alla Nazionale. Quelle due partite lì ho detto scusa ma no. Però se Gattuso mi avesse chiamato sarei andato molto volentieri. Ho sempre detto che per me la nazionale è il top“.
Infine, uno sguardo al calcio internazionale e ai grandi campioni affrontati in carriera. Tra Messi e Cristiano Ronaldo, il difensore non nasconde la sua preferenza: “Io stimo tantissimo Cristiano per come si è costruito, Messi è un po’ più madre natura“. Un riconoscimento che sintetizza la sua idea di calcio: da una parte il lavoro incessante, dall’altra il talento puro.