Mercoledì 24 giugno 2026 Berlino ospiterà un passaggio chiave della diplomazia europea sulla difesa. I leader di Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Polonia si ritroveranno nel formato E5, il gruppo informale che riunisce i principali Paesi europei per capacità militare, peso politico e spesa nel settore della sicurezza.
L’iniziativa è stata promossa dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, che al termine del G7 di Evian-les-Bains ha invitato i partner a Berlino per fare il punto sui risultati del vertice, sul Consiglio europeo e soprattutto sulla preparazione del prossimo vertice Nato di luglio in Turchia.

Roma vuole restare dentro il nucleo dei Paesi che contano nelle decisioni europee sulla difesa, proprio mentre il dossier del riarmo, della spesa militare e della condivisione degli oneri dentro la Nato torna al centro del confronto con Washington.
Il formato E5
Il formato E5 non è una nuova istituzione europea e non sostituisce né la Nato né l’Unione europea. È piuttosto un tavolo politico ristretto, nato per mettere in contatto i Paesi europei con maggiore capacità militare e maggiore peso strategico.
Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Polonia rappresentano una quota decisiva della spesa europea per la difesa. La Germania ha avviato una fase di forte incremento degli investimenti militari.

La Polonia è tra i Paesi più determinati a rafforzare la propria capacità difensiva, soprattutto per la vicinanza geografica alla Russia e alla guerra in Ucraina. Francia e Regno Unito restano le due potenze nucleari europee e dispongono di capacità di proiezione internazionale. L’Italia, pur con margini di bilancio più stretti, mantiene un ruolo centrale nel Mediterraneo, nelle missioni internazionali e nel fianco sud dell’Alleanza.
Il tavolo di Berlino servirà quindi a coordinare posizioni, priorità e margini di manovra prima dell’appuntamento Nato. Il tema di fondo è noto: come aumentare la capacità europea di difesa senza rompere gli equilibri di bilancio e senza trasformare la pressione americana in una frattura interna all’Europa.
Il nodo della spesa militare
Il vertice arriva in una fase in cui tutti i Paesi europei sono chiamati ad aumentare gli investimenti nella difesa. La guerra in Ucraina, la pressione russa sul fianco est, le tensioni in Medio Oriente e l’incertezza sulla postura americana hanno riportato la sicurezza al centro dell’agenda politica.
Ma le posizioni non sono identiche. Germania e Polonia hanno accelerato con piani di spesa molto ambiziosi. Francia e Regno Unito ragionano da potenze militari globali, con deterrenza nucleare e capacità operative fuori dai confini europei. L’Italia è più prudente, anche per ragioni di finanza pubblica e consenso interno.
Roma non contesta la necessità di rafforzare la difesa, ma chiede che il dibattito tenga conto della qualità della spesa, delle capacità industriali, del ruolo del Mediterraneo e della sostenibilità degli impegni. È una linea che Meloni ha già portato nei vertici internazionali e che diventerà ancora più rilevante in vista del summit Nato.
L’ombra di Trump e il vertice Nato
Il passaggio di Berlino avviene anche sullo sfondo delle tensioni tra Donald Trump e gli alleati europei. Il presidente americano ha più volte accusato la Nato di non fare abbastanza e ha spinto per un aumento drastico della spesa militare da parte degli europei.
Lo scontro personale degli ultimi giorni tra Trump e Meloni aggiunge un elemento di complessità.
Ucraina, industria e fianco sud
Sul tavolo ci saranno anche Ucraina, produzione industriale e priorità geografiche. Per Germania, Polonia e Regno Unito il fronte orientale resta centrale. La guerra russa contro Kiev continua a condizionare ogni discussione su munizioni, difesa aerea, droni, logistica e capacità terrestri.

L’Italia, invece, punta a ricordare che la sicurezza europea non si gioca solo a est. Il Mediterraneo, il Nord Africa, il Medio Oriente, le rotte energetiche e i flussi migratori rappresentano un insieme di vulnerabilità che Roma considera parte integrante della sicurezza dell’Alleanza.
È uno dei punti su cui Meloni proverà a tenere alta l’attenzione. Il fianco sud della Nato è da tempo una priorità italiana, ma spesso fatica a trovare lo stesso spazio politico del fronte orientale. Il vertice di Berlino sarà quindi anche l’occasione per riaffermare questa lettura.
Dopo Berlino, Antibes
Il calendario internazionale della premier proseguirà poi con il vertice intergovernativo Italia-Francia ad Antibes, in Costa Azzurra, giovedì 25 giugno 2026. Sarà il primo vertice bilaterale dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021, e avrà un significato politico evidente: provare a rilanciare il rapporto tra Roma e Parigi dopo anni di rapporti alterni.

Il presidente francese Emmanuel Macron riceverà Meloni in una cornice scelta anche per il suo valore simbolico: una regione che richiama le cooperazioni transfrontaliere e mediterranee tra Italia e Francia. Al tavolo sono attesi anche diversi ministri dei due governi e un forum economico franco-italiano.
Difesa, industria, energia, migrazioni, Mediterraneo e dossier europei saranno inevitabilmente al centro del confronto. Dopo Berlino, Antibes diventa il secondo passaggio della stessa partita: capire quale ruolo l’Italia può giocare nella costruzione di una difesa europea più forte, senza perdere il proprio profilo nazionale e mediterraneo.