“Fumata nera” per l’alienazione del terreno di proprietà comunale sul quale l’Amministrazione di Vimodrone guidata dal sindaco Dario Veneroni ha progettato la realizzazione di un centro sportivo con impianto natatorio.
Terreno per la piscina: la vendita sfuma
Entro l’8 giugno 2026, termine previsto dal bando di vendita, nessun operatore ha ufficializzato offerte per l’area tra le vie Ariosto e Leopardi, dal valore di 1,3 milioni di euro.
L’obiettivo del Municipio era quello di identificare una società disposta all’acquisizione, che poi presentasse un permesso di costruire convenzionato con l’obbligo di destinazione del terreno alla realizzazione e al mantenimento di una piscina.
Ma a un problema (l’asta andata deserta) potrebbe sommarsene un altro.
L’effetto domino: che ne sarà della pista d’atletica?
Con parte dei proventi dell’alienazione, infatti, l’Amministrazione pensava di finanziare la realizzazione, in proprio, di una pista d’atletica, da far “atterrare” proprio accanto all’impianto natatorio che, almeno per il momento, resta solo un desiderio.
“C’erano soggetti che avevano mostrato un iniziale interesse, ma purtroppo non si è concretizzata alcuna offerta – ha ammesso il primo cittadino – Faremo le dovute valutazioni con gli uffici, la Giunta e la coalizione, per capire quali aspetti abbiano concorso a questo esito che non avremmo voluto. Contiamo, però, di riproporre l’alienazione, magari modificando alcuni aspetti del bando. Ma come Amministrazione siamo fermamente convinti che Vimodrone abbia bisogno di una piscina: ce la chiedono i cittadini”.
Accanto alle vasche, però, un eventuale operatore interessato avrebbe potuto creare anche altro. Per esempio, campi da padel o strutture per il fitness. Insomma, il ventaglio era ampio, con un’unica condizione imprescindibile però: la predisposizione di un impianto natatorio.
Cosa non è andato per il verso giusto
Forse a “spaventare” gli investitori è stata la rigida “road map” stabilità dall’ente: a 180 giorni dalla firma dell’atto di vendita, l’operatore sarebbe stato obbligato a presentare il permesso di costruire e, a 60 giorni dal suo rilascio da parte del Municipio, a iniziare i lavori. Se questo preciso cronoprogramma non fosse stato rispettato, sarebbe scattata la risoluzione per inadempimento dello stesso atto di vendita, con il ritorno dell’area nell’elenco dei beni immobili dell’ente.
Le riflessioni dell’Amministrazione
Passando alla pista d’atletica dal costo di 900mila euro, il progetto rimane. Ma, alla luce dell’alienazione sfumata del terreno, bisognerà capire con quali risorse. L’opera, a questo punto, può definirsi a rischio?
“Mancando, al momento, le entrate della vendita del terreno, dovremmo prevedere l’investimento prelevando le risorse dall’avanzo di Amministrazione – ha aggiunto Veneroni – Tecnicamente è possibile, ma è inevitabile che questa decisione toglierebbe fondi per altri progetti”.
E anche su quest’aspetto l’Amministrazione dovrà riflettere attentamente.