Alessandria (AL)

Giornata Mondiale del Rifugiato, Cazzulo: “Vogliamo una città che non lasci indietro nessuno”

La riflessione dell'assessore alla Politiche Sociali e Pari Opportunità Roberta Cazzulo sui limiti del modello di welfare e di inclusione

Giornata Mondiale del Rifugiato, Cazzulo: “Vogliamo una città che non lasci indietro nessuno”

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite, l’assessore comunale alle Politiche Sociali e alle pari Opportunità del Comune di Alessandria, Roberta Cazzulo, fa una riflessione profonda sui limiti del modello di welfare e di inclusione.

La riflessione dell’assessore Cazzulo

Celebrare questa ricorrenza non può limitarsi a un esercizio di retorica umanitaria, ma deve tradursi in politiche strutturali, con particolare attenzione alla tutela dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA).

Quest’anno la ricorrenza coincide con il 75° anniversario della Convenzione di Ginevra del 1951, pilastro del diritto internazionale dei rifugiati, nata per garantire che chi è costretto a fuggire non venga lasciato senza protezione. Settantacinque anni dopo, l’Agenzia ONU per i rifugiati continua a lavorare affinché il diritto di cercare protezione sia preservato e accessibile, fino a quando ogni persona costretta a fuggire da guerre e persecuzioni non sarà al sicuro.

I dati fotografano una realtà complessa che richiede interventi mirati e lungimiranti. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali evidenzia la presenza in Italia di circa 17.011 MSNA. Questa fascia della popolazione è composta prevalentemente da maschi (88,6%) adolescenti (tra i 16 e i 17 anni), in fuga da contesti di guerra e instabilità economica, provenienti principalmente da Egitto (30,3%), Ucraina (17,4%) e Bangladesh (10%). A livello regionale, l’Emilia-Romagna si conferma un territorio fortemente coinvolto, accogliendo circa il 7,5% di questi minori, un dato che impone alle amministrazioni locali di potenziare costantemente la rete di protezione e i servizi di secondo livello.

Come sottolineato da iniziative virtuose a livello locale — ad esempio ad Alessandria con progetti mirati a valorizzare le connessioni digitali e sociali dei giovani ospiti —, il vero nodo politico ed etico risiede nel “dopo”. Spesso i percorsi di prima accoglienza si scontrano con l’assenza di sbocchi lavorativi e abitativi solidi al compimento della maggiore età.

Un’accoglienza veramente efficace deve investire sulla formazione professionale, sull’alfabetizzazione digitale e sul supporto psicologico per superare i traumi del viaggio. La dispersione di questo potenziale umano rappresenta un fallimento sociale prima ancora che politico. Istituzioni e terzo settore devono fare rete per garantire l’applicazione rigorosa della normativa di tutela ed evitare che questi giovani finiscano ai margini della società.

La politica è chiamata a superare la logica dell’emergenza perpetua, trasformando la gestione dei flussi e l’integrazione in una risorsa per il territorio, capace di arricchire il tessuto sociale ed economico del Paese.

L’evento di oggi, come quello organizzato a Cultura e Sviluppo lo scorso 19 maggio intitolato “Crescere Insieme”, rappresentano momenti di fondamentale importanza per la nostra comunità e si inserisce in modo coerente nel percorso che, come Assessorato alle Politiche Sociali, stiamo portando avanti per garantire la massima tutela dei diritti dei soggetti più vulnerabili.

Oggi accendiamo un faro su una realtà delicata e cruciale: quella dei Minori Stranieri Non Accompagnati accolti nel nostro territorio.

Parliamo di ragazze e ragazzi che arrivano nelle nostre città con un bagaglio carico di speranze, ma anche di traumi e profonde fragilità. Di fronte a questa sfida, la politica non può e non deve limitarsi alla sola gestione dell’emergenza. Il nostro dovere, come amministratori e come cittadini, è quello di costruire percorsi strutturati di inclusione, tutela dei diritti e cittadinanza attiva.

Ed è proprio guardando all’attualità che dobbiamo esercitare con forza il nostro ruolo critico e politico. Non possiamo ignorare il grido d’allarme lanciato proprio in questi giorni dall’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni. Le recenti disposizioni normative in materia di immigrazione rischiano purtroppo di minare alla base i percorsi di integrazione stabile che con tanta fatica costruiamo sui territori.

Come amministratrice, mi preoccupa profondamente il drastico ridimensionamento del “prosieguo amministrativo”: interrompere le misure di supporto e i percorsi formativi a 19 anni anziché a 21 significa abbandonare questi ragazzi proprio nel momento cruciale della loro crescita, vanificando gli sforzi fatti e spingendoli verso una pericolosa precarietà sociale. Così come riteniamo fortemente critica la scelta di trattenere i ragazzi più grandi in aree dei centri per adulti: i minori sono minori sempre, e hanno diritto a spazi idonei e a una tutela che passi dall’autorità giudiziaria minorile e non da logiche puramente prefettizie e di pubblica sicurezza.

Sono stati proprio i sindaci, che in questi anni, si sono fatti carico dell’arrivo dei minori stranieri non accompagnati, pensando a progetti per loro in tempi di sostanziale disinteresse sul tema L’impatto di ogni provvedimento relativo alla gestione dell’immigrazione si riverbera inevitabilmente sulle città. Il tema dell’accoglienza è un tema complesso. Non è solo una questione di vitto e alloggio: è molto di più.

Sono tanti gli aspetti che vedono questi ragazzi al centro di delicati equilibri nella vita delle comunità.

Se dobbiamo investire sull’accoglienza, che oggi rappresenta una questione ineludibile anche a fronte della situazione internazionale, è necessario affrontare il tema sia in maniera securitaria che guardando ad un reale modello di integrazione. Sullo sfondo c’è il potenziamento del Sai, il sistema di accoglienza diffusa gestito dai territori, ridimensionato in questi anni a favore della gestione prefettizia legata ai Cas. È nel passaggio dall’emergenza alla quotidianità che si gioca il futuro dell’integrazione nel nostro Paese

Secondo un report di Unicef-Cnca, solo il 4% degli oltre 17.500 minorenni soli arrivati in Italia è ospitato dalle famiglie Aumentare questa percentuale, secondo Unicef, è cruciale per migliorare l’integrazione delle prime generazioni di persone migranti: «L’affido familiare non è semplicemente un atto di solidarietà, ma una strategia di protezione per offrire stabilità, affetto e opportunità di sviluppo a bambini

Tutto, insomma, ruota attorno ai numeri: quelli dei professionisti che assistono le famiglie e quelli dei genitori che si rendono disponibili all’affido.

Ed è esattamente in questo solco di resistenza istituzionale e sociale che si inserisce la figura straordinaria del tutore volontario. I tutori non sono semplici figure burocratiche; sono ponti umani, punti di riferimento che scelgono di assumersi una responsabilità civile immensa per contrastare questa deriva. Rappresentano la parte più nobile della nostra società civile, capace di trasformare l’accoglienza in una relazione di crescita reciproca, tutelando i diritti dei più vulnerabili laddove le leggi rischiano di creare invece marginalità.

Queste iniziative, nata nell’ambito del fondo FAMI in stretta sinergia con l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, dimostrano che le grandi sfide si vincono solo attraverso una solida rete istituzionale e del terzo settore. Ringrazio il C.I.S.S.A.C.A., Comunità San benedetto al Porto l’APS Cambalache, il CPIA 1 Alessandria, Cittadinanzattiva, Codici, insieme a tutte le realtà coinvolte.

Come Assessora, riaffermo con forza l’impegno del Comune di Alessandria nel sostenere queste iniziative e nel fare scudo contro i tentativi di smantellare il sistema di inclusione. Vogliamo una città che non lasci indietro nessuno, una comunità aperta dove il verbo “accogliere” si coniughi sempre con il verbo “integrare” che non va di pari passo con “delinquere”.

Invito tutta la cittadinanza a seguire questo cammino, perché quando un minore cresce protetto e integrato, è l’intera comunità che cresce insieme a lui.