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Quando finisce la scuola: tra la libertà dei figli e l’equilibrio dei genitori

*mental coach e giornalista.

Quando finisce la scuola: tra la libertà dei figli e l’equilibrio dei genitori

di Vassiliki Tziveli*

C’è un momento preciso in cui tutto cambia, anche se nessuno lo dice davvero: l’ultimo giorno di scuola. Le sveglie si spengono, gli zaini si svuotano, le giornate si allargano e, mentre per i ragazzi si apre uno spazio fatto di libertà, per molti genitori inizia una vera e propria corsa contro il tempo.
Dietro l’idea dell’estate come pausa e leggerezza, c’è una realtà molto più concreta: organizzare. Chi li tiene? Come gestire le giornate mentre si lavora? Centri estivi, nonni, settimane da incastrare, orari da reinventare. Più che una pausa, per molti adulti è uno sforzo continuo per tenere insieme tutto e in questo equilibrio fragile, si muovono anche le emozioni dei ragazzi. Se da un lato c’è entusiasmo, dall’altro può emergere disorientamento.
Dopo mesi di routine, la libertà totale non è sempre semplice da gestire. Arriva la noia, quella vera, e spesso è proprio lì che iniziano le tensioni, le richieste, le lamentele e i conflitti.
Di fronte a questo, molti genitori cercano di riempire ogni spazio, programmano, organizzano, anticipano ogni possibile vuoto. È comprensibile perché il vuoto spaventa, soprattutto quando si ha poco tempo e tante responsabilità; ma riempire tutto rischia di togliere ai ragazzi la possibilità di imparare a stare anche nei momenti “vuoti”. Allo stesso tempo, lasciare che tutto si disperda non funziona. Giornate senza ritmo, regole che si allentano troppo ed equilibri che saltano. La libertà, senza una minima struttura, può diventare disorientante.
La chiave non è scegliere tra controllo e libertà, ma costruire un equilibrio possibile fatto di piccoli punti fermi dentro giornate più flessibili, orari più morbidi ma presenti e momenti condivisi che danno continuità. Non serve perfezione, serve una direzione.
E poi c’è la relazione, perché più del “cosa fare”, conta il “come stare”. Chiedere ai figli come immaginano la loro estate, coinvolgerli nelle scelte, condividere limiti, bisogni e non per avere risposte perfette, ma per costruire un senso di collaborazione.
Anche per i genitori questo è un passaggio emotivo. Si arriva stanchi, con l’idea che l’estate debba alleggerire tutto e quando non accade è facile sentirsi inadeguati o frustrati. Riconoscere questa fatica è fondamentale per non trasformarla in tensione.
La fine della scuola non è solo una pausa, ma è un tempo complesso, fatto di incastri, emozioni e nuovi equilibri da trovare. Non è sempre semplice, ma è proprio lì, in quel tentativo quotidiano di far funzionare tutto senza riuscirci sempre, che si costruisce qualcosa di vero: una relazione che cresce dentro la realtà, non dentro un’idea perfetta.

*mental coach e giornalista