Settimo Torinese (TO)

L’Ospedale di Settimo è pubblico. Castello: «Un risultato importante»

235 posti letto: 59 in riabilitazione, 82 in lungodegenza e 94 per la Continuità Assistenziale

L’Ospedale di Settimo è pubblico. Castello: «Un risultato importante»

L’Ospedale di Settimo Torinese è ufficialmente pubblico. A sancire questo storico passaggio è stata la determina dirigenziale della Regione Piemonte, approvata venerdì 28 maggio, che segna l’ingresso definitivo del presidio sanitario nel patrimonio dell’Asl To4. L’atto formale apre una pagina del tutto nuova per il nosocomio settimese, gestito fino a oggi dalla Saapa (società attualmente in liquidazione). Con la conclusione degli iter burocratici, da lunedì 1 giugno la struttura è diventata a tutti gli effetti un polo pubblico accreditato per un totale di 235 posti letto, suddivisi in 59 posti nel reparto di riabilitazione, 82 in lungodegenza e 94 nei letti a Continuità Assistenziale a Valenza Sanitaria (Cavs).

La soddisfazione dei sindaci e la sinergia con Chivasso

L’annuncio ha suscitato grande entusiasmo nel territorio, a partire dal sindaco di Chivasso, Claudio Castello, che ha espresso profonda soddisfazione per il traguardo raggiunto. Secondo il primo cittadino, l’Asl To4 riesce ora a garantire un’ottima copertura sanitaria per l’area del chivassese e per una parte del vercellese grazie alla complementarità dei due presidi: l’ospedale di Settimo si concentrerà soprattutto sulle post-acuzie, una specializzazione che permetterà di alleggerire la pressione sulla struttura di Chivasso, liberando posti letto preziosi.

Anche la sindaca di Settimo, Elena Piastra, ha voluto evidenziare la rilevanza della novità, sottolineando come il nosocomio potrà finalmente giocare un ruolo cruciale nel limitare i costi della mobilità passiva, frenando cioè il fenomeno dei cittadini che si recano in altre Asl per effettuare esami e cure pur risiedendo nel territorio della To4.

Il commento del Direttore Generale dell’AslTo4

Luigi Vercellino, direttore generale dell’AslTo4, ha commentato con favore le novità: «L’integrazione dell’Ospedale di Settimo nella rete pubblica rappresenta un traguardo di fondamentale importanza. Parliamo di una struttura che continuerà a rafforzare in modo determinante la nostra offerta di servizi, in particolare per le fasce di popolazione più fragili».

Il Direttore ha poi delineato la strategia per i prossimi mesi:

«Il nostro obiettivo prioritario è stato sin da subito duplice: assicurare ai cittadini la continuità dei servizi e dare un assetto organizzativo solido e chiaro fin dal primo giorno. Nelle more della successiva revisione dell’Atto Aziendale, che formalizzerà l’inserimento definitivo dell’Ospedale nel nostro organigramma, abbiamo voluto valorizzare le competenze e le professionalità già presenti all’interno dell’AslTo4 per guidare questa fase di transizione. I prossimi mesi saranno dedicati a consolidare l’organizzazione».

I sindacati approvano ma chiedono tutele per il personale

Se da un lato la politica e i vertici aziendali esultano, dall’altro resta molto alta l’attenzione delle organizzazioni sindacali, focalizzata sulla tutela e sul futuro dei lavoratori della struttura. Nonostante le ripetute rassicurazioni fornite dall’assessore regionale Federico Riboldi, le sigle sindacali continuano a chiedere garanzie più solide e formali.

Alessandro Bertaina, segretario generale della Cisl Fp Torino Canavese, ha valutato positivamente la salvaguardia della funzione pubblica dell’ospedale e la continuità operativa tramite il trasferimento all’Asl To4. Tuttavia, il clima resta teso sul fronte della gestione pratica del personale.

Le perplessità del NurSind sul metodo adottato

Francesco Coppolella, segretario regionale del NurSind, e Giuseppe Summa, segretario territoriale di NurSind Torino, pur giudicando favorevole il percorso di pubblicizzazione, hanno espresso forti perplessità sul metodo. I due rappresentanti sindacali ritengono infatti inaccettabile che i provvedimenti attuativi per una realtà così importante vengano calati dall’alto, senza che vi sia ancora una certezza formale sul piano industriale, sulla reale salvaguardia occupazionale dei lavoratori coinvolti e sulla futura organizzazione dei servizi sanitari.