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Scozia-Haiti, la riscossa del Tartan Army passa da McTominay

Dopo 28 anni di assenza, la Scozia torna a giocare una partita ai Mondiali e lo fa con un obiettivo chiaro: iniziare con una vittoria il proprio cammino.

Scozia-Haiti, la riscossa del Tartan Army passa da McTominay

Dopo 28 anni di assenza, la Scozia torna a giocare una partita ai Mondiali e lo fa con un obiettivo chiaro: iniziare con una vittoria il proprio cammino. Stanotte a Boston, contro Haiti, la nazionale di Steve Clarke si gioca già una fetta importante delle possibilità di qualificazione in un girone che comprende anche Brasile e Marocco.

L’attesa è enorme, dentro e fuori dal campo. Migliaia di tifosi del celebre Tartan Army hanno raggiunto gli Stati Uniti per accompagnare una squadra che vuole finalmente superare il ricordo dell’ultima partecipazione iridata, datata Francia 1998. Tra kilt, bandiere e maglie blu, l’entusiasmo scozzese ha già invaso Boston, trasformando il debutto in un evento storico per un’intera nazione.

McTominay guida le speranze scozzesi

La buona notizia per il ct Clarke riguarda Scott McTominay, il simbolo della nazionale. Dopo qualche preoccupazione legata a un problema fisico accusato nei giorni scorsi, il centrocampista è tornato regolarmente ad allenarsi e sarà al centro della squadra nel match contro Haiti.

Il tecnico scozzese, però, ha voluto alleggerire la pressione sul suo giocatore più rappresentativo: «Non possiamo pensare che tutto dipenda da lui. Abbiamo costruito questo gruppo sulla forza del collettivo e sul contributo di ogni giocatore».

Accanto a McTominay, la Scozia si affiderà all’esperienza del capitano John McGinn e di Andy Robertson, elementi chiamati a trascinare una nazionale che punta almeno al superamento del girone.

Haiti sogna l’impresa

Anche per Haiti quella di Boston rappresenta una notte speciale. La selezione caraibica torna infatti ai Mondiali dopo ben 52 anni di assenza. Un traguardo significativo per un Paese che continua a convivere con profonde difficoltà sociali e politiche.

La squadra guidata da Sébastien Migné arriva negli Stati Uniti con il ruolo di outsider, ma con la volontà di sorprendere. Per Haiti questa partecipazione rappresenta molto più di un semplice risultato sportivo: è un simbolo di speranza e riscatto nazionale.

Una partita già decisiva

Sulla carta Scozia e Haiti si contendono i punti più accessibili del girone. Per questo il debutto assume un peso enorme: vincere significherebbe presentarsi alle successive sfide contro Brasile e Marocco con maggiori ambizioni e meno pressione.

La Scozia parte favorita grazie a una rosa più esperta e competitiva, ma il Mondiale insegna da sempre che le sorprese sono dietro l’angolo. Ecco perché Clarke chiede massima attenzione: il ritorno sul palcoscenico mondiale merita un esordio all’altezza delle aspettative.