Le aggressioni nei confronti del personale sanitario sono sempre più numerose. L’Asst Melegnano Martesana ha deciso da quasi vent’anni di passare al contrattacco, ma ora lo fa con un programma di formazione all’avanguardia. Lunedì 25 maggio, all’Ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio, si è tenuto un corso che ha utilizzato la “realtà aumentata” per simulare situazioni critiche.
Così Federica Marti responsabile del Servizio di prevenzione e protezione:
L’evento ha coinvolto una decina di persone. Si è trattato di otto ore di formazione, non rivolta solamente a medici e infermieri del Pronto soccorso, ma anche, ad esempio, al personale amministrativo del Cup
La giornata era divisa in due parti: la prima teorica, la seconda interattiva con l’uso di un apposito visore.
Prevenzione e “de-escalation”
Uno dei formatori era Giuseppe Braga, formatore dell’Asst addetto ai servizi di prevenzione:
Abbiamo cercato di far capire anzitutto che è necessario segnalare. Spesso si lascia perdere, ma anche quando non è fisica, un’aggressione porta sempre conseguenze nell’operatore, che va a lavorare demotivato, se non con paura
Uno dei cardini è la prevenzione. L’altra parola determinante è “de-escalation”.
Ancora Braga:
È importante che l’operatore colga i segnali che possono portare a una crisi. La prima persona da raffreddare siamo noi stessi. Mantenendo la calma possiamo conservare il controllo della situazione
Per i casi estremi, è raccomandata un’organizzazione adeguata degli ambienti, con una doppia via di fuga. E poi c’è il “pulsante rosso”, che consente di dare l’allarme e far arrivare le Forze dell’ordine. Recenti normative regionali richiedono, tra l’altro, la presenza di una guardia giurata nei Pronto soccorso almeno dodici ore al giorno.
La simulazione con gli avatar
La parte più innovativa è stata quella con la “realtà aumentata”. Il progetto è seguito da Federico Durbano, direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze
Abbiamo sviluppato un software che permette di immaginare di trovarsi in alcune situazioni tipo, come al Cup, in reparto o al Pronto soccorso.
Mentre ci si interfaccia con gli avatar, che sottopongono situazioni reali, si viene chiamati a effettuare delle scelte. Si acquisisce così un punteggio, una sorta di voto sulla qualità dell’interazione
Nella simulazione ci sono gli stessi rumori della realtà, che in alcuni casi creano confusione.
È il contesto in cui ci si trova ad agire
La convinzione è che non esista un modello operativo valido sempre e che gran parte dell’onere resti a carico dell’operatore, che deve imparare a decifrare la situazione.
Ancora Durbano:
La preparazione con simulatori aiuta il cervello a ragionare e a non scegliere in modo istintivo nella realtà.
È un modello che ancora non fa affidamento sull’intelligenza artificiale, ma può essere ulteriormente sviluppato”.