Bergamo (BG)

Turismo, a Bergamo luci (tante) e ombre (poche). Ma è il Sebino la vera star

Il 2025 ha confermato il trend positivo di Bergamo città, con i pernottamenti che superano i due giorni. In Provincia brillano le sponde del lago d’Iseo

Turismo, a Bergamo luci (tante) e ombre (poche). Ma è il Sebino la vera star

Martedì 26 maggio l’Istat ha diffuso i dati provvisori relativi ad arrivi e presenze turistiche in Italia nei primi tre mesi di quest’anno. Sono cifre di nuovo in aumento: 23 milioni di arrivi e 71,6 milioni di presenze turistiche. Rispetto allo stesso periodo del 2025, gli arrivi sono aumentati del 4,2 per cento, mentre le presenze sono cresciute del 7,5.

Spingono la crescita i turisti stranieri (+12,3 per cento rispetto all’analogo periodo del 2025), che ormai rappresentano il 54,6 per cento delle presenze totali. Meno gli Italiani, che comunque crescono del 2,2 per cento.

Numeri che confermano il Bel Paese come meta molto ambita (anche se in tanti ipotizzano un potenziale ancora inespresso per il turismo culturale, in un Paese che ha il primato mondiale dei siti patrimonio dell’Umanità Unesco) e ai quali si associano anche Bergamo e provincia, per le quali nelle ultime settimane sono stati diffusi i dati consuntivi relativi allo scorso anno.

Bergamo cresce ancora

Il 2025 ha confermato la costante crescita dei numeri avviata dopo la pandemia, superando abbondantemente l’ultimo dato pre Covid (2019) che il dato 2023, anno di Bergamo-Brescia Capitale della Cultura. Gli arrivi (complice ovviamente l’aeroporto di Orio) hanno superato 1,6 milioni, mentre le presenze (pernottamenti) hanno superato la quota di 3.350.000, con oltre due giorni di permanenza media. I dati sono stati presentati da Aldo Cristadoro, ad di Excellera Intelligence, che ha elaborato le informazioni del Tourist Data Hub.

I numeri dunque dicono tanto ed è giustificata la soddisfazione della sindaca Elena Carnevali, che ha sottolineato come «la permanenza media più elevata è il dato decisivo, perché significa che le persone restano di più in città e in provincia. È il modello di turismo su cui stiamo lavorando: più lento, sostenibile e integrato con il territorio».

Una lettura condivisibile, al netto di qualche squilibrio che vede Città Alta al limite dell’overturism spersonalizzante (…)

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