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In Piemonte la popolazione rimane stabile grazie all’immigrazione

Natalità in calo e progressivo invecchiamento con implicazioni rilevanti per il futuro assetto sociale ed economico del territorio.

In Piemonte la popolazione rimane stabile grazie all’immigrazione

Nel 2024 la popolazione residente in Piemonte si mantiene sostanzialmente stabile, attestandosi a 4,25 milioni di abitanti, con un incremento minimo rispetto all’anno precedente. Si tratta però di un equilibrio solo apparente, sostenuto principalmente dai flussi migratori, che compensano un saldo naturale sempre più negativo. Oltre la metà dei residenti vive nella provincia di Torino, confermandone il ruolo centrale nel sistema demografico regionale. Allo stesso tempo cresce in modo significativo la componente straniera, che supera le 442mila unità e rappresenta oltre il 10% della popolazione. Le comunità più numerose provengono da Romania, Marocco e Albania. Proprio la presenza straniera contribuisce a contenere il calo complessivo e a rendere la popolazione mediamente più giovane.

Il dato più critico resta quello delle nascite che nel 2024 toccano un nuovo minimo storico: poco più di 24mila bambini, in ulteriore diminuzione rispetto al 2023. Il calo riguarda anche i nati stranieri, ma è soprattutto legato alla diminuzione delle coppie italiane in età fertile e al progressivo rinvio della maternità. Di conseguenza, il saldo naturale rimane fortemente negativo, con i decessi che superano di gran lunga le nascite. Rispetto al 2023, Monastero di Lanzo ha il maggior incremento di stranieri (260%), mentre Quagliuzzo ha il decremento più alto (-38,6%), entrambi in provincia di Torino.

Sul fronte della mortalità si registra invece un leggero miglioramento: i decessi diminuiscono e il tasso di mortalità scende, pur rimanendo più alto della media nazionale. Questo dato si inserisce in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione, evidenziato dall’aumento dell’età media, che supera i 48 anni, e dalla crescita della quota di anziani, in particolare degli ultraottantacinquenni. La struttura demografica conferma inoltre una prevalenza femminile: le donne rappresentano poco più del 51% dei residenti e superano gli uomini di oltre 90mila unità, soprattutto nelle fasce d’età più avanzate grazie a una maggiore longevità.

Dal punto di vista territoriale, il Piemonte resta caratterizzato da una forte frammentazione amministrativa: oltre la metà dei comuni ha meno di mille abitanti, anche se una quota rilevante della popolazione si concentra nei centri più grandi, in particolare Torino e Novara. A causa dell’elevato livello di invecchiamento, nei piccolissimi comuni si registra il tasso di natalità più basso, 4,7 nati per mille abitanti, e il tasso di mortalità più elevato, 15,3 per mille; il tasso di natalità aumenta al crescere dell’ampiezza demografica dei comuni, a eccezione dell’ultima classe. Andamento analogo, ma contrario, per il tasso di mortalità, che diminuisce all’aumentare della dimensione demografica.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una regione in linea con le tendenze nazionali: popolazione stabile solo grazie all’immigrazione, natalità in calo e progressivo invecchiamento, con implicazioni rilevanti per il futuro assetto sociale ed economico del territorio.