Milano è tutta nerazzurra in questa domenica che sa più di festa che di partita. L’Inter, reduce dalla vittoria in Coppa Italia, si gode la propria supremazia cittadina e lo fa senza la pressione dei tre punti, ormai quasi un dettaglio statistico.
La vera emozione è altrove: tra il tributo a chi ha lasciato un segno indelebile sulla maglia e la gioia collettiva di una stagione che ha regalato soddisfazioni a non finire, San Siro diventa teatro di sorrisi, ricordi e celebrazioni.
È il momento del saluto a Evaristo Beccalossi, dei ringraziamenti a chi ha scritto pagine importanti della storia nerazzurra e di un pubblico che applaude il passato, il presente e il futuro di questa squadra.
Il match in sé perde quasi di significato, perché il vero obiettivo dell’Inter non è accumulare altri tre punti o gonfiare un tabellino già ricco di reti.
L’attacco di Inzaghi, certo, chiuderà la stagione al comando delle marcature, ma oggi c’è una missione diversa: servire gol “simbolici”, regalare la gioia del gol a chi si appresta a salutare la squadra o a chi, come Bonny, sta cercando di interrompere un digiuno che dura da diciassette gare.
Lautaro Martinez, già sicuro della palma di capocannoniere, sceglie di mettersi al servizio della squadra, distribuendo assist e partecipando alla festa più che alla sfida.
Dalla panchina, Marcus Thuram incita Bonny a farsi vedere, suggerendo movimenti e posizionamenti con la lucidità di chi anticipa anche le indicazioni dell’allenatore. In tribuna, gli ex nerazzurri dispensano sorrisi e applausi mentre il sole illumina San Siro e Sommer compie un prodigioso intervento annullando il colpo di testa di Lovric.
L’Inter avanza, ma senza la fame delle settimane precedenti: la trequarti viene raggiunta con facilità, ma la voracità lascia spazio alla leggerezza di chi sa di aver già vinto. Dopo trenta minuti, la tensione lascia il posto al relax, al pensiero del pullman che presto porterà i giocatori a sfilare tra le vie di Milano in festa.
Durante l’intervallo, Carlos Augusto ricorda che l’Inter deve comunque provare a vincere. Il vantaggio arriva subito: calcio d’angolo di Sucic e colpo di testa di Bonny, ma il gol viene assegnato come autogol di Edmundsson. Il digiuno del neo ivoriano prosegue, ma non la sua determinazione, né quella del Verona, che cerca di onorare la propria presenza a San Siro. Tra contatti in area e interventi miracolosi, il match mantiene una tensione di cortesia, più simbolica che competitiva.
Dopo l’ora di gioco cominciano i tributi: Matteo Darmian riceve il caloroso saluto dei tifosi, consapevole di essere all’ultima apparizione casalinga in maglia nerazzurra. Bonny e Diouf escono tra gli applausi, mentre il giovane Mosconi subentra a Lautaro Martinez a un quarto d’ora dalla fine, scatenando l’ovazione dello stadio.
Anche Di Gennaro, terzo portiere, riceve il tifo della panchina, mentre Chivu assiste soddisfatto e Sommer si esibisce in un tuffo spettacolare. Tra sorrisi, battute e tentativi di gol simbolici, Mosconi sfiora la rete, ma a firmare l’ultimo sigillo è Bowie del Verona, che partecipa a modo suo alla festa.
Poi è solo Inter: il campo diventa un palcoscenico di festa, la città un enorme salotto aperto, e Milano si prepara a vivere una lunga serata di celebrazioni nerazzurre.