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Decreto fiscale approvato alla Camera, Pd: “Con la rottamazione, ennesimo regalo a chi non paga”

Al centro del decreto l’estensione della rottamazione quinquies anche ai debiti verso enti locali e multe non pagate. Il governo la difende come strumento di recupero dei crediti

Decreto fiscale approvato alla Camera, Pd: “Con la rottamazione, ennesimo regalo a chi non paga”

Il decreto fiscale supera il passaggio al Senato e approda alla Camera per l’esame finale. L’Aula di Palazzo Madama ha rinnovato la fiducia al governo e ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, con 99 voti favorevoli e 56 contrari. Il provvedimento deve essere convertito in legge entro il 26 maggio 2026.

Il testo contiene diverse misure fiscali ed economiche, ma il punto politicamente più sensibile resta la rottamazione quinquies, che viene ampliata anche ai carichi affidati dagli enti territoriali all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Secondo il testo uscito dal Senato, Comuni, Province e Regioni potranno far rientrare nella definizione agevolata anche debiti locali come Imu, Tari e altre entrate riferite al periodo tra gennaio 2000 e dicembre 2023.

Cosa prevede la rottamazione

La novità principale riguarda l’estensione della rottamazione ai debiti degli enti locali. Gli enti dovranno decidere se aderire e comunicare la scelta all’Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il 15 giugno; le delibere dovranno poi essere pubblicate sui rispettivi siti entro il 30 giugno.

Nel perimetro della misura rientrano anche le multe stradali non pagate, ma con un limite importante: non viene cancellato l’importo della sanzione principale. Lo sconto riguarda soltanto interessi e oneri di riscossione. In pratica, chi aderisce dovrà comunque pagare la multa, ma potrà alleggerire il peso degli importi accessori maturati nel tempo.

Il pagamento potrà avvenire in un’unica soluzione entro il 31 gennaio 2027, oppure in 54 rate bimestrali, quindi nell’arco di nove anni, con un interesse del 3%. Viene inoltre prevista una tolleranza di cinque giorni rispetto alle scadenze di pagamento.

Il governo: strumento per recuperare crediti difficili

La maggioranza difende la misura come un intervento di regolarizzazione e di recupero di somme che, senza una definizione agevolata, rischierebbero di restare difficilmente incassabili. Nella comunicazione politica del centrodestra, la rottamazione viene presentata come parte della cosiddetta pace fiscale: non un condono generalizzato, secondo il governo, ma un modo per consentire a cittadini e imprese di chiudere vecchie pendenze e tornare in regola.

Nel resoconto della seduta del Senato, il provvedimento viene descritto dalla parte favorevole come un intervento di “manutenzione e razionalizzazione del sistema fiscale ed economico”, con l’obiettivo di correggere e completare strumenti già avviati.

Il governo ha inoltre blindato il testo con la fiducia. Ad annunciarla in Aula è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. La scelta della fiducia ha accelerato il passaggio al Senato e riduce di fatto i margini per modifiche sostanziali alla Camera, considerata la scadenza ravvicinata del 26 maggio.

Il Pd: “Ennesimo regalo a chi non paga”

Dura la posizione del Partito democratico, che accusa il governo di proseguire sulla strada delle sanatorie fiscali. La critica dei dem è che la nuova rottamazione finisca per premiare chi non ha pagato, penalizzando invece i contribuenti che hanno rispettato regolarmente le scadenze.

La linea del Pd è sintetizzata dall’accusa:

“Con la rottamazione, ennesimo regalo a chi non paga“. Una posizione coerente con quanto già sostenuto dai democratici su provvedimenti analoghi: secondo il gruppo Pd alla Camera, nuove rottamazioni e sanatorie trasmettono il messaggio che “non pagare le tasse conviene” e si trasformano in un “incentivo indiretto a evadere”.

Per l’opposizione, il problema non è la rateizzazione per chi è realmente in difficoltà, ma la ripetizione di strumenti straordinari che, anno dopo anno, finiscono per diventare quasi ordinari. Il rischio denunciato dal Pd è quello di indebolire il principio di equità fiscale: chi paga subito non riceve alcun beneficio, mentre chi accumula debiti può ottenere condizioni più favorevoli.

“Il decreto fiscale dimostra tutta l’incapacità del governo di non avere un disegno, una strategia, proponendo misure corporative. Il contrario di quello che servirebbe per sostenere la produttività e la crescita. Servirebbe, per esempio, una politica energetica strutturale per dare sicurezze a famiglie e imprese e, invece, si risponde con micro misure temporanee, come quello sulle accise. E’ il frutto di tutto quello che il governo non ha fatto in questi anni e di quello che non sa fare”. Ha tuonato il senatore del Pd Alberto Losacco, ribattendo in aula sul decreto fiscale.

Concordato preventivo, nuove scadenze e soglie Isa

Il decreto non si limita alla rottamazione. Un altro capitolo riguarda il concordato preventivo biennale, lo strumento rivolto a partite Iva e imprese per definire in anticipo il reddito su cui pagare le imposte.

Il termine per aderire al concordato per il biennio 2026-2027 viene spostato dal 30 settembre al 31 ottobre 2026. Sono previste anche nuove soglie per gli incrementi proposti dal Fisco ai contribuenti con diversi livelli di affidabilità fiscale, misurati attraverso gli Isa. Per chi ha un livello di affidabilità tra 6 e 8 viene indicato un tetto del 30%, mentre per chi ha un livello tra 1 e 6 il tetto sale al 35%.

Secondo le ricostruzioni tecniche sul decreto, per il 2026 i software necessari alla compilazione e trasmissione dei dati Isa vengono resi disponibili entro il 15 maggio 2026, anziché entro il 15 aprile.

Le altre misure nel testo

Nel decreto entrano anche interventi di carattere economico. Tra questi, uno stanziamento complessivo di 92 milioni di euro tra 2027 e 2028 per il potenziamento delle infrastrutture del porto di Piombino, con l’obiettivo di sostenere i progetti di reindustrializzazione del polo siderurgico e la salvaguardia dei livelli occupazionali.

Nel testo sono presenti anche norme su credito d’imposta per le imprese, iperammortamento, collegamento tra Pos e registratori di cassa, oltre ad alcuni ritocchi tecnici richiesti da imprese e professionisti.

Ultimo passaggio alla Camera

Dopo il voto del Senato, il decreto passa dunque alla Camera, dove l’esame dovrà chiudersi in tempi rapidi. La scadenza del 26 maggio lascia poco spazio a un nuovo intervento sul testo.