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Meloni in Parlamento: “Entro l’estate la legge delega per la ripresa della produzione nucleare”

La presidente del Consiglio "Aumentati i salari e tagliate le tasse, sostenuti occupazione e investimenti"

Meloni in Parlamento: “Entro l’estate la legge delega per la ripresa della produzione nucleare”

Nel pomeriggio di mercoledì 13 maggio 2026, nell’Aula del Senato, Giorgia Meloni è tornata a rispondere alle interrogazioni dei gruppi parlamentari nel corso del Premier Time, appuntamento dedicato al confronto diretto tra presidente del Consiglio e Parlamento.

La seduta, durata circa novanta minuti, si è concentrata soprattutto su economia, lavoro, potere d’acquisto, Pnrr e politica energetica. Il passaggio più rilevante è arrivato sul nucleare, con l’annuncio del completamento del quadro normativo entro l’estate.

“Approfitto per dire che entro l’estate sarà approvata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia”, ha detto Meloni in Aula, rispondendo a un’interrogazione di Azione sulla necessità di una cabina di regia per affrontare le priorità strategiche del Paese.

Il ritorno del nucleare nel calendario del governo

L’annuncio della premier non equivale alla costruzione immediata di nuove centrali, ma segna un passaggio politico e normativo importante: il governo punta a definire una cornice giuridica per riaprire il dossier della produzione nucleare in Italia, chiuso dopo i referendum del 1987, seguiti al disastro di Chernobyl, e confermato nel 2011, dopo Fukushima.

Il provvedimento di riferimento è la legge delega sul nucleare sostenibile, già incardinata alla Camera. La discussione nelle Commissioni Ambiente e Attività produttive è entrata nel vivo a maggio 2026, con l’obiettivo di arrivare in Aula nella seconda metà del mese. La delega dovrebbe poi essere seguita dai decreti attuativi, necessari per definire autorizzazioni, sicurezza, controlli, ricerca, formazione tecnica e gestione del ciclo dei materiali.

La scelta rientra nella strategia energetica del governo, che considera il nucleare una possibile risposta strutturale alla dipendenza dall’estero, alla volatilità dei prezzi e alla necessità di garantire energia stabile all’industria. Su questo punto, Meloni ha legato il tema energetico al contesto internazionale, parlando di “un quadro economico, internazionale, particolarmente complesso” e di tensioni geopolitiche destinate a incidere “sulla crescita, sui costi energetici, sulla competitività delle imprese, sul potere d’acquisto delle famiglie”.

Le opposizioni hanno chiesto chiarezza su costi, tempi e realismo del progetto.

L’apertura alla cabina di regia

Il tema era stato sollevato da Carlo Calenda, che ha chiesto al governo di aprire una cabina di regia a Palazzo Chigi per costruire un piano industriale condiviso.

“Chiedo che si apra una cabina di regia a Palazzo Chigi e senta le proposte delle opposizioni per un piano congiunto industriale per l’Italia”, ha detto il leader di Azione durante il Premier Time.

Meloni ha risposto riconoscendo un terreno di possibile confronto:

“Senatore Calenda, credo che nella sua interrogazione ci sia un punto di condivisione”. Poi ha aggiunto: “In un momento che facile non è, credo che dovrebbe esserci meno spazio per la polemica”. La premier ha lasciato intendere una disponibilità al dialogo, ma ha anche sottolineato che l’apertura sarà rivolta a chi, nelle sue parole, vuole mettere da parte “l’interesse di partito per l’interesse nazionale”.

Salari e tasse, la rivendicazione di Palazzo Chigi

Il secondo asse dell’intervento è stato quello economico. Meloni ha difeso la linea del governo su salari, riduzione del carico fiscale e incentivi all’occupazione stabile. In Aula ha ribadito che l’esecutivo intende proseguire fino alla fine della legislatura con la stessa impostazione: sostenere chi lavora, chi assume e chi investe.

“Confermo che intendiamo continuare anche nell’ultimo anno di questo governo con questa strategia di riduzione delle tasse perché la nostra priorità resta sostenere chi lavora, chi produce, chi tiene in piedi questa nazione e non chi vive di rendite e privilegi”, ha dichiarato la presidente del Consiglio.

Sul fisco, Meloni ha rivendicato in modo netto la linea dell’esecutivo: “Questo governo non ha aumentato le tasse, questo governo ha diminuito le tasse”. La frase è stata pronunciata nel confronto parlamentare e rilanciata dalle agenzie durante la seduta.

Lo scontro sul salario minimo

Sul tema dei salari, il confronto con le opposizioni è stato più acceso. Meloni ha respinto l’idea che il salario minimo legale sia la soluzione più efficace, sostenendo invece la centralità dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi.

Sul salario minimo, ha detto: “Molte volte il salario minimo orario può rischiare di essere un parametro sostitutivo e non aggiuntivo”. La premier ha citato il caso della Puglia, sostenendo che l’applicazione regionale del salario minimo avrebbe prodotto proteste e peggioramenti per alcuni lavoratori.

La posizione del governo resta quindi alternativa a quella di Pd, M5S e Avs: non una soglia minima fissata per legge, ma una combinazione di contrattazione collettiva, taglio del cuneo fiscale, incentivi alle imprese e contrasto al lavoro povero attraverso i contratti più rappresentativi.

Lavoro, occupazione stabile e giovani

Meloni ha poi rivendicato i risultati sul mercato del lavoro.

“Gli occupati sono aumentati, la disoccupazione è scesa, abbiamo più occupati stabili e meno precari”, ha affermato, collegando questi dati alle misure varate dal governo per disincentivare la precarietà e sostenere le assunzioni.

Il tema dell’emigrazione giovanile è stato affrontato rispondendo a un’interrogazione di Alleanza Verdi e Sinistra. La premier ha riconosciuto che si tratta di una questione strutturale:

“Ha ragione quando dice che l’emigrazione è diventata un fenomeno strutturale, è una questione seria che nessuno sottovaluta e nessun governo negli ultimi decenni è riuscito a invertire. Condividiamo l’obiettivo che restare in Italia sia una scelta competitiva e non un atto di coraggio”, ha detto, aggiungendo che una parte dei giovani va all’estero per formazione e può riportare competenze in Italia, mentre altri non tornano perché trovano “salari migliori” e “maggiore valorizzazione del merito”.

Pnrr, la premier rivendica i numeri

Altro capitolo centrale è stato il Pnrr. Rispondendo a Matteo Renzi, Meloni ha difeso lo stato di avanzamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza, sostenendo che l’Italia abbia rispettato gli impegni con Bruxelles.

“A oggi l’Italia ha incassato 153 miliardi e sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane”, ha detto. Poi ha aggiunto: “Al 31 marzo la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, il 76% a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari, direi che abbiamo fatto un buon lavoro”.

Il Superbonus nel mirino

Nel corso dell’intervento, Meloni è tornata anche sul Superbonus, uno dei bersagli ricorrenti della narrazione economica del governo. La presidente del Consiglio ha sostenuto che l’esecutivo abbia dovuto fare i conti con “174 miliardi di euro bruciati in misure elettorali senza controllo”, accusando i governi precedenti di aver condizionato i conti pubblici degli anni successivi.