Immagine di copertina realizzata con Intelligenza artificiale.
Il Turismo Dop cresce in 16 regioni su 20, con Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna ai vertici.
Quarto posto per il Piemonte e quinto per la Lombardia, nella classifica stilata attraverso oltre 20 indicatori qualitativi e quantitativi; la Liguria è 14ª. Nel 2° Rapporto Turismo Dop (realizzato da Fondazione Qualivita in collaborazione con Origin Italia e con il supporto del Masaf per monitorare le attività di turismo enogastronomico legate ai prodotti agroalimentari a Indicazione Geografica e al lavoro dei Consorzi di tutela) sono state censite 667 attività nel 2025 di cui 292 eventi (+26% sul 2024) tra feste, degustazioni, festival culturali e sport realizzati da 367 Consorzi di tutela. La Cucina italiana, riconosciuta patrimonio dell’Unesco, è un potenziale nuovo driver di sviluppo del Turismo Dop.
Il 76% dei visitatori riconosce il ruolo del Consorzio come garante dell’autenticità dei prodotti DOP IGP protagonisti dell’evento, mentre le «degustazioni» sono la principale motivazione che spinge i visitatori a partecipare nel 63% dei casi. Significative anche le risposte relative alla conoscenza acquisita: il 64% segnala una maggiore comprensione delle caratteristiche del prodotto, il 54% del metodo di produzione e il 53% di storia e cultura locale.
«La mappatura dell’Osservatorio sul Turismo DOP fotografa un settore in evoluzione, ancora in via di strutturazione ma già capace di esprimere una vitalità diffusa sui territori – commenta Mauro Rosati, direttore della Fondazione Qualivita – Si afferma quindi con evidenza una logica di rete fondata su connessioni, sinergie e collaborazioni tra attori diversi. Nel solo 2025 si contano quasi 500 enti e associazioni locali coinvolti in attività di Turismo DOP, insieme a 367 Consorzi di tutela chiamati a interpretare le nuove funzioni loro attribuite. Il dato più interessante, sul piano sociologico e territoriale, è proprio questo: la nascita di comunità attive e di relazioni stabili, in cui soggetti pubblici e privati imparano a cooperare e a costruire una dimensione ibrida, dove promozione, tutela e sviluppo locale si rafforzano reciprocamente».