Vivere nel centro storico di Viterbo e avere un’auto si è trasformato in un ossimoro. La sommatoria di cantieri, modifiche alla viabilità e decisioni amministrative ha progressivamente assottigliato il margine di manovra per chi abita dentro le mura. La nuova organizzazione di via Matteotti, la rimozione dei posti riservati nella parte finale di via Mazzini in corrispondenza dello sbocco su corso Italia, insieme alla cancellazione delle strisce gialle in via delle Caprarecce nel quartiere San Pellegrino, tracciano un quadro d’insieme sempre più rigido.
A questo scenario si aggiungono i cantieri temporanei, come quello di piazza Sallupara a San Faustino, oltre alle limitazioni stagionali legate alle manifestazioni estive, tra cui i recenti divieti scattati per Ombre festival. Nelle ore serali trovare una sistemazione per il veicolo prima di rientrare in casa è paragonabile a un terno al lotto.
Permessi fermi al palo
La questione di via delle Caprarecce, culminata nella mobilitazione degli abitanti della zona con una raccolta firme, è approdata nell’aula del consiglio comunale durante la seduta del 16 luglio. A chiedere chiarimenti sulla scelta di eliminare gli spazi dedicati è stata la consigliera del gruppo misto Letizia Chiatti. Dall’amministrazione la decisione è stata motivata su basi tecniche, ravvisando l’assenza delle misure minime previste dal codice della strada per consentire la sosta senza intralciare il transito.
Ma c’è anche il tema più ampio che riguarda la gestione burocratica dei pass. A ritornare sulla questione è sempre Chiatti: “Stendo un velo pietosissimo sul mancato rinnovo dei permessi dei parcheggi, a luglio 2026 stiamo girando tutti con dei permessi scaduti. Abbiamo capito che state cercando di cacciare tutti i residenti”. La critica riaccende i riflettori sulla digitalizzazione delle procedure, annunciata in passato con un sistema telematico sul sito dell’ente ma ancora non operativo.
Le auto sono uno dei motivi dello spopolamento
Il nodo dei parcheggi si inserisce in un contesto strutturale ben noto, con una città che figura nei vertici nazionali per tasso di motorizzazione individuale. La linea strategica espressa dalla giunta punta a superare le criticità potenziando il sistema di trasporto pubblico, nel tentativo di favorire un cambio delle abitudini. Ma le trasformazioni sul piano della mobilità richiedono anni per consolidarsi, mentre le esigenze operative di chi abita il centro necessitano di risposte quotidiane.
Il fenomeno si intreccia direttamente con la tenuta demografica e sociale della parte antica. L’inconveniente della gestione dell’auto figura tra le cause che spingono molti a trasferirsi altrove. Affidarsi alla sola prospettiva di un graduale ripopolamento da parte di utenti più giovani o anziani, teoricamente meno legati all’uso dei veicoli, rischia di rivelarsi insufficiente. La perdita di residenti trascina con sé la chiusura delle attività commerciali di vicinato e il progressivo svuotamento delle vie, fattore che riduce il presidio naturale del territorio lasciando spazio a situazioni di degrado.
Se da un lato proseguono le pianificazioni sul rilancio dell’area dentro le mura, come il Piano di rilancio del centro storico, dall’altro la gestione della sosta richiede correttivi immediati anche attraverso interventi a basso impatto economico. Un primo passo esplorativo potrebbe consistere nella mappatura aggiornata degli stalli, prendendo in considerazione anche quelle aree grigie dove la sosta avviene regolarmente in via informale per sopperire alla mancanza di spazi tracciati.
Parallelamente, esistono opzioni riorganizzative a costo zero. Un esempio è la rivisitazione della sosta nella zona a destra di via Cavour, area caratterizzata da poche intersezioni che potrebbe ospitare una capienza maggiore riordinando la disposizione degli spazi. Infine, la conversione ponderata di una quota di strisce blu a favore della popolazione residente rappresenterebbe una valvola di sfogo immediata per garantire l’equilibrio nella vivibilità quotidiana.