Piemonte

Il tribunale archivia le accuse contro Porro e Quarta Repubblica

Il giudice respinge le denunce di militanti di Askatasuna per diffamazione.

Il 5 agosto 2026, la giudice del tribunale di Torino, Claudia Masucci, ha archiviato l’inchiesta contro Nicola Porro e la trasmissione Quarta Repubblica, condotta su Rete 4, riguardante l’ex centro sociale Askatasuna. Gli 18 militanti del gruppo avevano accusato il programma di diffamazione a seguito di servizi andati in onda a gennaio e febbraio 2025, in concomitanza con la sentenza di primo grado sul processo che coinvolgeva il centro sociale.

Il tribunale ha stabilito che le notizie riportate dalla trasmissione erano “vere, di interesse pubblico ed espresse in modo adeguato”. Il giudice ha inoltre sottolineato che le dichiarazioni degli ospiti del programma, che commentavano le vicende relative a Askatasuna, erano legittime e tutelate dal “diritto di critica politica”. Nessun elemento costitutivo del reato di diffamazione è stato riscontrato.

Le reazioni e la richiesta di archiviazione

La procura di Torino aveva già chiesto l’archiviazione del caso, a cui i militanti avevano fatto opposizione, chiedendo ulteriori indagini attraverso i loro legali, tra cui Roberto Lamacchia, Valentina Colletta e Claudio Novaro. Tuttavia, la giudice ha considerato le richieste superflue e irrilevanti per la qualificazione giuridica dei fatti, come riportato nell’ordinanza.

I militanti avevano sostenuto che il programma avesse attribuito loro fatti di reato dei quali erano del tutto estranei, e tra le accuse vi era anche quella di una presunta gestione estorsiva degli immobili occupati. Al riguardo, Eugenio Bravo, segretario provinciale del sindacato di polizia Siulp, era stato denunciato per affermazioni riguardanti la perdita di lavoro di poliziotti a causa di scontri con attivisti No Tav. La verità di tali affermazioni è stata riconosciuta dal tribunale.

Il commento del Siulp

Dal Siulp è giunta una dichiarazione in merito alla decisione del giudice: “Le dichiarazioni rese pubblicamente erano fondate su fatti reali. Esprimiamo rammarico per il tentativo di utilizzare la giustizia come strumento per interessi di parte, snaturandone la funzione e piegandola a scopi estranei alla tutela dei diritti. L’archiviazione conferma che difendere l’operato delle forze dell’ordine è un diritto e un dovere morale e istituzionale”.