Prenderà il via mercoledì 7 gennaio, nell’atrio del Comune di San Giorgio su Legnano, la mostra fotografica “Scilla, tre millenni di storia fra mitologia e storia”,
organizzata dal Circolo Socio Culturale Hobbisti grazie alle immagini di Pasquale Campolo.
Tra mito e storia
Le origini di Scilla si perdono nella notte dei tempi e sono il risultato di sovrapposizioni tra mitologia, storia, leggenda così come di poetiche immagini del territorio e della natura. Di certo sono state alimentate per millenni dal suggestivo ambiente naturale e dall’attrazione esercitata dalle risorse del mare, ricco di prelibatezze apprezzate fin dalle prime migrazioni di popolazioni liguri-iberiche che vi trovarono sostentamento, poi dai primi coloni greci che vi si stanziarono seguiti, dopo
qualche secolo, dai romani che ne lodavano i celebri gamberi, gamberetti e crostacei, perfino declamati dal cuoco e buongustaio Marco Gavio Apicio a cavallo tra l’ultimo secolo a.C. ed il primo d.C..
Ripartendo dalla mitologia greca, secondo Caio Giulio Igino e Publio Ovidio Nasone, Scilla era una ninfa dagli occhi azzurri che fece innamorare Glauco, un dio marino, che farla innamorare si rivolse a Circe chiedendole un filtro d’amore, ma la maga che voleva Glauco per se preparò una pozione malefica che versaò in mare dove la ninfa era solita immergersi. Quando Scilla si bagnò nel mare fu rapidamente trasformata in un mostro enorme, altissimo con sei enormi teste di cane attorno alla vita, un busto enorme e delle gambe serpentine lunghissime.
Ma delle origini del mostro Scilla danno notizia anche Servio (storico romano) e Giovanni Tzetzes (funzionario bizantino) affermando che Scilla era in origine una
bellissima naiade (nereide mediterranea o ninfa marina) di cui si sarebbe invaghito Poseidone senonché Anfitrite, la sua sposa, accorgendosi del fatto volle trasformarla in un terribile mostro versando una pozione magica nello specchio d’acqua dove Scilla era solita fare il bagno. Tale fu la diffusione nel Mediterraneo del mito del mostro marino che fino a non molti secoli fa restava ai marinai che attraversavano lo stretto la paura d’incontrare Scilla, o il suo corrispondente siciliano Cariddi, quale presagio di naufragio e morte certa.
Sul piano “storico” la prima notizia si ha nel XII libro dell’Odissea, Circe consiglia a Ulisse di navigare più vicino a Scilla, perché Cariddi potrebbe affondare l’intera nave, suggerendogli anche di chiedere a Crateide, madre di Scilla, di impedire alla figlia di balzare sulle navi più di una volta. Ulisse naviga con successo nello stretto, ma quando lui e il suo equipaggio vengono momentaneamente distratti da Cariddi, Scilla cattura sei marinai e li divora vivi. Anche secondo Palifato (mitografo greco antico del IV secolo a.C.), Polibio di Megalopoli (storico greco antico del II secolo a.C.), e Strabone (geografo, storico e filosofo greco antico del I secolo a.C.), il primo nucleo abitato di Scilla risalirebbe ai tempi della guerra di Troia e delle migrazioni di popolazioni ibero-liguri provenienti dal mare che, trattandosi di popoli di pescatori, trovarono il luogo adatto all’insediamento sia per la presenza dell’acqua dolce sia per l’abbondanza di risorse della pesca, allora praticata tra gli scogli.
Verso le origini storiche di Scilla
Strabone racconta che nel 493 a.C. il tiranno di Reggio, Anassila il Giovane, per porre fine alle reiterate razzie perpetrate dai pirati
tirreni a danno dei commerci aperti dalla città con le colonie tirreniche, avesse mosso contro di loro con un forte esercito e dopo averli sconfitti volle creare un presidio sul posto. L’opera di fortificazione dell’alto scoglio di Scilla fu portata a termine dai successivi tiranni reggini. Ma dopo appena un secolo Reggio cadde ad opera del tiranno di Siracusa Dionisio I, che nel 386 a.C. ne distrusse le flotte navali di stanza a Lipari e nel porto di Scilla.
Poco dopo i pirati tirreni tornarono ad essere audaci e si reinsediarono sul promontorio scillese, dove ripresero a dedicarsi alla pirateria avvalendosi del
preesistente porto fortificato fino a quando, nel 344 a.C., il prode Timoleonte di Corinto riuscì a sconfiggerli definitivamente.
Scilla fu alleata dei romani dal III secolo a.C. e, dalla sua posizione all’imbocco settentrionale dello Stretto, continuò a costituire un’importante tappa d’approdo
lungo la costa tirrenica continentale.
La mostra
Le immagini di Pasquale Campolo presentano angoli suggestivi del lungomare, degli scogli, delle discese a mare, del porto e raccontano del Castello Ruffo che, da quasi 2500 anni, continua a “vigilare” sulla cittadina.
La mostra sarà visitabile nei giorni e negli orari di apertura al pubblico del Municipio, in piazza IV Novembre 7, fino a sabato 31 gennaio 2026.
Per informazioni ed appuntamenti telefonare al 379.1514002.