Piemonte

“Sulle orme di Margherita”: una mostra per il centenario della scomparsa della regina che amava la montagna

L'esposizione indaga il legame profondo tra legame profondo tra Margherita di Savoia e il Monte Rosa che lei amò e frequentò, e che diventa in questa narrazione simbolo di memoria, contemplazione e identità

“Sulle orme di Margherita”: una mostra per il centenario della scomparsa della regina che amava la montagna

“Mi occorre un mese di libertà, poi gli altri undici faccio tutto quello che vogliono gli altri.”
La Regina Margherita di Savoia parlando della montagna

Il centenario

A cent’anni dalla scomparsa di Margherita di Savoia, al Palazzo dei Musei, Chiesa di S. Carlo, Varallo (VC) viene inaugurata la mostra “Sulle orme di Margherita. 1926–2026: centenario della scomparsa” con apertura al pubblico dal 29 aprile al 31 luglio 2026.

La mostra, a cura di Camilla Anselmi, ripercorre la memoria di una figura che ha segnato profondamente la storia, l’immaginario e il paesaggio culturale del Piemonte.

Il progetto del Comitato “Sulle orme di Margherita” è realizzato con il sostegno del Consorzio Monterosa Valsesia attraverso il Bando Art. 21 della Regione Piemonte, intreccia storia e territorio, restituendo al pubblico il profilo storico e umano della Regina alla luce della sensibilità contemporanea.

Il percorso espositivo si sviluppa attraverso fotografie storiche, documenti, strumenti scientifici, testimonianze e installazioni multimediali, accompagnando il visitatore alla scoperta del legame profondo tra Margherita di Savoia e il Monte Rosa, una montagna che lei amò e frequentò, e che diventa in questa narrazione simbolo di memoria, contemplazione e identità. (Foto di copertina: la Regina Margherita di Savoia a Punta Gnifetti, Fondazione Sella)

La mostra

Gli strumenti, parte della dotazione originaria della Capanna Margherita, testimoniano l’intensa attività di ricerca internazionale avviata fin dalla fine dell’Ottocento in quota, in campo meteorologico, fisiologico e alpino. Affidati alla Sezione CAI di Varallo, terza sezione del Club Alpino Italiano fondata dopo Torino e Aosta, dopo i lavori di ricostruzione della Capanna conclusi nel 1980, vengono oggi presentati per la prima volta al pubblico.

Le fotografie storiche esposte restituiscono le diverse fasi di realizzazione e trasformazione della struttura, iniziata nel 1890 e completata tre anni più tardi. Queste immagini raccontano la straordinaria impresa che portò alla realizzazione di un rifugio in alta quota, simbolo dell’alpinismo e della ricerca scientifica rafforzata nel 1899, con l’aggiunta della Torretta Osservatorio.

Completano l’esposizione un dipinto della Regina Margherita del pittore valsesiano Camillo Verno (1893), conservato a Palazzo dei Musei di Varallo, e installazioni video e multimediali.

Chi era la Regina Margherita

Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia nacque a Torino il 20 novembre 1851 e morì a Bordighera il 4 gennaio 1926. Figlia del duca Ferdinando di Savoia-Genova e di Elisabetta di Sassonia, sposò nel 1868 il cugino Umberto I, divenendo regina consorte d’Italia dal 1878 al 1900: fu la prima regina dell’Italia unita, figura di straordinario rilievo simbolico e culturale nella storia del Paese appena nato. Donna di grande intelligenza e cultura, Margherita fu promotrice delle arti e protagonista del riavvicinamento tra la monarchia sabauda e la Chiesa cattolica dopo la Presa di Porta Pia. Intorno alla sua corte fiorì un vero e proprio movimento culturale, battezzato dai contemporanei “Margheritismo”, che investì tanto la cultura popolare quanto quella d’élite. Alla morte del marito Umberto I, assassinato a Monza nel 1900, Margherita visse ancora per ventisei anni da regina madre, libera finalmente di dedicarsi con maggiore intensità alle sue passioni. Prima tra tutte: la montagna. Morì nella sua villa di Bordighera il 4 gennaio 1926 e fu sepolta al Pantheon di Roma.

 

La passione per la montagna

In un’epoca in cui l’ambiente montano era territorio quasi esclusivamente maschile, Margherita di Savoia fu una pioniera dell’alpinismo femminile. Le sue imprese sulle Alpi erano seguite con ammirazione dalle riviste italiane e straniere, tanto da valutarle la nomina a presidente onoraria del gruppo femminile del Club Alpino inglese. Per Margherita la vetta rappresentava uno spazio di libertà autentica, sottratto ai rigidi protocolli di corte. Come lei stessa confidò al diplomatico Alessandro Guiccioli: “Mi occorre un mese di libertà, poi gli altri undici faccio tutto quello che vogliono gli altri.” E per libertà, Margherita intendeva montagna.
Durante i soggiorni a Courmayeur aveva cominciato a scalare il Mont de La Saxe (2.348 m), il Col de la Seigne (2.516 m), il Crammont (2.736 m), fino al Colle del Gigante (3.387 m). Fu il barone Luigi Beck-Peccoz, gentiluomo e guida alpina valdostana, a trasmettere alla sovrana la passione per il Monte Rosa, che divenne la sua montagna del cuore.
Ogni estate Margherita tornava a Gressoney, ospite nel villino del barone — poi ribattezzato Villa Margherita. Nel 1899, dopo la prematura scomparsa del barone Beck-Peccoz, fu posta la prima pietra del Castel Savoia di Gressoney-Saint-Jean, in località Belvedere: dalle finestre delle sue camere private si ammirava l’intero massiccio del Monte Rosa.

La capanna Regina Margherita

Il 14 luglio 1889 l’Assemblea dei delegati del Club Alpino Italiano approvò la proposta di Alessandro Sella di costruire un rifugio in alta quota, con lo scopo dichiarato di “consentire ad alpinisti e scienziati maggior agio ai loro intenti in un ricovero elevatissimo”. La scelta cadde sulla Punta Gnifetti, nel massiccio del Monte Rosa. La capanna in larice fu preparata a valle, trasportata prima con i muli e poi a spalla da una catena umana di portatori fino alla vetta, oltre i 4.500 m. I lavori costarono 17.094 lire e 55 centesimi. La struttura fu rivestita in rame, creando di fatto una gabbia di Faraday naturale contro i fulmini. Il 18 agosto 1893 Margherita di Savoia salì alla Punta Gnifetti (SignalKuppe) del Monte Rosa, a 4.554 m di quota, accompagnata da guide alpine, portatori, soldati di scorta e personale di servizio. Non era un’alpinista esperta nel senso tecnico del termine: raggiunse la vetta indossando le gonne dell’epoca, inzuppate di neve e appesantite dal fango, con calzature del tutto inadatte all’alta montagna. Eppure salì fino in cima. Fu la prima — e unica — sovrana a raggiungere quella vetta, e tra le primissime in assoluto a pernottare a quelle quote sulle Alpi italiane. L’impresa fu un atto simbolico potentissimo: una regina che sfidava i vincoli del suo ruolo cercando, sulla montagna, un contatto diretto con il sublime.
Sulla SignalKuppe, Margherita scrive: “Tutto ciò che è grande ispira la Fede, grande in sé stessa. Innanzi a questa grandezza di monti ed a questa solenne distesa di ghiacciai, tace il dubbio misero e la Fede si alza forte e vivace a Dio.” Poche settimane dopo, il 4 settembre 1893, veniva inaugurata ufficialmente la Capanna Osservatorio Regina Margherita: il rifugio più alto d’Europa, che da allora porta il suo nome.

Il rifugio-osservatorio più alto d’Europa

La Capanna Margherita è oggi il rifugio più alto d’Europa (4.554 m s.l.m.) e uno degli osservatori scientifici fissi più elevati al mondo. È di proprietà del CAI Centrale e gestita dalla sezione CAI di Varallo Sesia, che ne cura la storia da oltre un secolo. Tra le sue strutture si trovano un laboratorio convenzionato con l’Università di Torino per la ricerca in medicina d’alta quota, una stazione meteorologica attiva dal 2000 (la più alta d’Europa) e la biblioteca più alta d’Europa, inaugurata nel 2004. Nel 2002 il rifugio ha ottenuto la Certificazione UNI EN ISO 14001 per il minimo impatto ambientale. Nel 1895, su iniziativa del professor Angelo Mosso, fu la stessa Regina Margherita a proporre l’ampliamento del rifugio per la realizzazione di un vero osservatorio scientifico in quota: un gesto di mecenatismo straordinario per l’epoca. La struttura attuale è frutto della ricostruzione completata nel 1980, dopo che il rifugio originale in legno mostrava evidenti segni d’usura. I lavori, condotti dalla sezione CAI di Varallo in tre estati consecutive (1978–1980), rappresentano un eccezionale esempio di cantiere ad alta quota.

Il valore scientifico della Capanna e dell’Osservatorio

Fin dalla sua fondazione, la Capanna fu sede di ricerche pionieristiche. Il professor Angelo Mosso dell’Università di Torino vi condussè i primi studi sistematici sulla medicina d’alta quota. Nel 1903 il Consiglio Internazionale delle Accademie a Londra riconobbe la Capanna Margherita come “istituzione di utilità scientifica e meritevole di appoggio”. Il Duca degli Abruzzi contribuì donando nel 1902 gli strumenti avanzati utilizzati nella spedizione al Polo Nord del 1900. Nel 1897 Angelo Mosso propose la costruzione di un secondo laboratorio a quota più accessibile, intorno ai 3.000 metri, progetto sostenuto ancora una volta da Margherita. Tra il 1903 e il 1907 fu quindi costruito un nuovo osservatorio scientifico al Col d’Olen (2.901 m): l’Istituto Scientifico Angelo Mosso, tuttora sede di importanti ricerche in ambito fisiologico e ambientale.

Il progetto “Sulle orme di Margherita”

In occasione del centenario della scomparsa di Margherita (1926–2026), il progetto intende restituire al pubblico contemporaneo una dimensione autentica della sovrana: non solo la prima regina d’Italia, ma una donna che cercava libertà e trascendenza tra i ghiacci del Monte Rosa, e che con la sua presenza contribuì a costruire uno dei luoghi simbolo della scienza e dell’alpinismo europeo.

Il progetto comprende:

  • La mostra al Palazzo dei Musei di Varallo (29 aprile – 31 luglio 2026). Racconta il legame tra la sovrana e il Monte Rosa attraverso materiali straordinari, molti dei quali esposti per la prima volta: gli strumenti scientifici originali custoditi dal CAI di Varallo, fotografie provenienti dall’Archivio Curta-Guindani, dall’Archivio Comune di Alagna Valsesia, dall’Istituto Mosso-Università di Torino, dalla Società Meteorologica Italiana e dal Palazzo dei Musei di Varallo. Un’esperienza immersiva con visori VR permette di visitare il rifugio d’epoca in una ricostruzione virtuale in scala 1:1.
  • Il libro “Sulle orme di Margherita”, scritto da Camilla Anselmi con illustrazioni di Luca Pettarelli: un itinerario culturale e visivo attraverso i luoghi piemontesi visitati dalla regina.
  • Un docufilm, per la regia di Alessandro Beltrame, che ripercorre la vita e le tracce lasciate da Margherita di Savoia in Piemonte, coniugando rigore storico e racconto visivo di qualità. Al centro dell’opera, i momenti che precedono la salita alla Punta Gnifetti: attraverso una narrazione moderna e fedele alla storia, il documentario esplora i pensieri e le emozioni di una sovrana che cercava libertà ed emancipazione sulla montagna, lontano dai vincoli della vita di corte. La voce di storici e figure legate alla montagna accompagna il racconto della Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa a lei dedicato.

Come è nato il progetto

Il Comitato promotore “Sulle orme di Margherita” nasce dall’idea di Camilla Anselmi, scrittrice e storica dell’arte. Ne fanno parte anche Patrizia Cimberio, appassionata d’arte, e Roberta Orsenigo, giornalista e autrice.

“Quando ci siamo sedute per discuterne, le idee sono uscite in modo naturale, quasi fluido, come se fossero state lì da sempre ad aspettare il momento giusto. Tutte e tre ci siamo ritrovate nella figura di Margherita, in quella sua capacità di conciliare ruoli diversi, di sfidare convenzioni, di seguire la curiosità e la determinazione senza chiedere permesso.” — Roberta Orsenigo

La stessa Orsenigo, che firma il docufilm, spiega così la scelta narrativa:

“Margherita era una regina che non ha mai nascosto di essere prima di tutto una donna: curiosa, intraprendente, emancipata. Amava i bei vestiti, ma anche lo studio e la lettura; non usciva mai senza giri di perle al collo, ma sapeva adattarsi a un bivacco con sconosciuti durante una tempesta di neve. Ed è questa Margherita — piena di sfumature, di slanci e austerità, di perle e scalate temerarie — che ho voluto raccontare: non un monumento da commemorare, ma una donna da riscoprire. Una di noi, che ha sfidato le regole del suo tempo con intelligenza e che, proprio per questo, ha lasciato un segno nella storia.”

Maggiori info sulla mostra sul sito: https://palazzodeimusei.it/