Una chiesa di San Francesco gremita ha accolto a Prato il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. L’incontro, dal titolo Il Signore ti dia pace: la profezia francescana per il mondo ferito, si è svolto l’8 novembre 2026 ed è stato seguito dalla celebrazione eucaristica domenicale.
L’appuntamento è stato promosso dalla chiesa di San Francesco nell’ambito delle iniziative per l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi. L’evento rientra nel ciclo Francesco – Segno vivo, dedicato alla figura del santo e all’attualità della sua testimonianza attraverso i temi della storia, del corpo e della pace.
Il dialogo dopo il conflitto
Nel corso della conferenza, iniziata alle 9, Pizzaballa ha ripercorso le vicende degli ultimi tre anni di guerra, soffermandosi sulla capacità di san Francesco di costruire relazioni. Secondo il patriarca, la ricostruzione della speranza passa anche dalla ripresa del dialogo interreligioso, oggi fortemente ridotto dopo il 7 ottobre e la devastazione di Gaza.
Il cardinale ha sottolineato la necessità di affiancare agli aiuti materiali una parola di chiarezza e ha ricordato il lavoro di numerose associazioni locali nei territori palestinesi, impegnate a distribuire viveri e ad aiutare i bambini. Particolare attenzione, ha aggiunto, dovrebbe essere rivolta alle nuove generazioni e alle scuole, considerate luoghi essenziali per ricostruire la fiducia tra israeliani e palestinesi.
Nel suo messaggio conclusivo, Pizzaballa ha ribadito che la Chiesa deve essere capace di accogliere chiunque lo desideri, nella chiarezza e nella verità. Al termine dell’incontro ha ringraziato la comunità pratese e ha invitato i presenti a tornare in Terra Santa, spiegando che Gerusalemme ha bisogno dei pellegrini e che, nonostante le paure legate al conflitto, è necessario ricominciare a guardare al futuro.
La celebrazione e il messaggio di pace
La messa solenne è stata celebrata dal patriarca e concelebrata dal vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, dal vicario generale monsignor Daniele Scaccini e dal viceparroco di San Francesco, don Alberto Pintus. Il servizio liturgico è stato curato da don Alessandro Tacconelli, mentre i canti sono stati eseguiti dal coro diretto dal maestro Andrea Mannelli, con Francesco Boccardi all’organo.
Nerbini ha ringraziato Pizzaballa per la visita, richiamando il legame spirituale con la Terra Santa e auspicando il ritorno della libertà di visita e della pace. Nell’omelia, il patriarca ha utilizzato il brano evangelico delle vergini sagge e delle vergini stolte per ricordare che mantenere accesa la lampada significa continuare a compiere il bene. In questo senso ha citato l’impegno per gli aiuti umanitari, le scuole e gli ospedali, anche in una comunità cristiana che nei territori interessati rappresenta circa l’1 per cento della popolazione, mentre i cattolici sono lo 0,5 per cento.
Rispondendo ai giornalisti locali, il cardinale ha parlato anche delle sfide della convivenza a Prato. La strada indicata è quella di evitare stereotipi e luoghi comuni, riconoscere l’umanità di ogni persona e unire accoglienza e chiarezza. Sulla situazione nella regione, ha spiegato che la guerra a tappeto a Gaza è terminata, ma il cessate il fuoco non è completo, la ricostruzione non è iniziata e nei territori gli scontri continuano. Per questo, ha concluso, la Chiesa deve restare presente e sostenere le realtà impegnate negli aiuti e nel dialogo.