Domenica 1 febbraio, a Bergamo in piazza Vittorio Veneto, è andato in scena il flash mob “Vite spezzate”, un’azione simbolica e collettiva promossa da Lav per ricordare le vittime della caccia, umane e animali.
L’iniziativa e il ricordo delle vittime umane e animali

L’azione ha rappresentato un momento di memoria pubblica pensato per rendere visibile una realtà che, secondo gli organizzatori, viene spesso ignorata o normalizzata. Il flash mob ha avuto luogo in forma silenziosa, scandita dal suono di una campana mentre venivano letti nei luoghi e le date delle morti causate dall’attività venatoria.
Per le vittime umane, una persona alla volta si è lasciata cadere a terra, coperta simbolicamente da un lenzuolo. Per gli animali sono state utilizzate sagome raffiguranti alcune specie, a rappresentare le molte vittime che non trovano spazio nella memoria pubblica.
La denuncia, preoccupazioni sulla legge e la tutela della fauna

Secondo Lav, la caccia produce morte e sofferenza e contribuisce alla normalizzazione della violenza, con effetti negativi sugli equilibri naturali e sulla biodiversità.
L’associazione ha espresso preoccupazione per il progetto di modifica della legge sulla caccia e per il recente declassamento del lupo, ritenuti un passo indietro nella tutela della fauna selvatica.
I numeri della caccia in Italia e l’appello finale
Dal 2016 al 2025, secondo l’Osservatorio Caccia, l’attività venatoria ha causato 195 vittime umane e 519 feriti. L’Ispra stima inoltre l’abbattimento di oltre 32 milioni di uccelli tra il 2017 e il 2023.
Lav ha invitato cittadini e amministratori a limitare l’attività venatoria, soprattutto nelle aree urbane e nei luoghi pubblici, sottolineando che la caccia è anche una questione di sicurezza.