Emilia-Romagna

Buskers, l’appello: serve un piano per il futuro

Quarantesimo anniversario: occasione condivisa fra istituzioni, imprese, operatori

Il Ferrara Buskers Festival non può essere considerato soltanto una manifestazione il cui costo deve essere contenuto. A sostenerlo è Danny Farinelli, segretario provinciale di Azione, secondo cui l’amministrazione comunale dovrebbe assumersi una responsabilità politica più diretta sul futuro dell’evento e sulla sua capacità di generare ricadute per il territorio.

Farinelli osserva che negli anni di maggiore successo il festival attirava a Ferrara migliaia di visitatori, contribuendo a riempire alberghi, ristoranti e locali. In questa prospettiva, il Buskers non sarebbe stato soltanto un appuntamento culturale, ma anche uno strumento di promozione turistica e un fattore di sviluppo economico per la città. Per questo, secondo l’esponente di Azione, il confronto non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sul contributo comunale o sulle spese organizzative, ma anche sul valore dell’indotto prodotto dalla manifestazione.

Il modello di finanziamento

Nel suo intervento, Farinelli richiama un’esperienza maturata circa dieci anni fa, quando faceva parte dei fondatori di Ferrara Concreta. In quell’occasione, ricorda, l’allora assessore Roberto Serra aveva promosso un bando per mettere a disposizione spazi destinati alla ristorazione esterna. L’iniziativa, secondo la ricostruzione proposta, consentiva di coinvolgere gli operatori economici beneficiari dell’afflusso di pubblico e di collegare le attività commerciali al sostegno finanziario del festival.

Oggi, sostiene il segretario provinciale di Azione, sarebbe possibile costruire un modello più ampio, coinvolgendo sponsor, imprese, associazioni di categoria, strutture alberghiere, ristoratori e operatori turistici. Per riuscirci, però, servirebbe una regia del Comune e un’impostazione condivisa. Farinelli chiede inoltre coerenza nelle scelte di bilancio: se vengono individuate risorse per altri grandi eventi, afferma, non si può sostenere contemporaneamente che per il Buskers non esistano fondi. Le disponibilità pubbliche sono limitate, ma riflettono priorità e decisioni politiche.

La prospettiva del 2027

Un’altra ipotesi contestata da Farinelli è quella di trasformare il centro storico in un’area recintata e a pagamento. A suo giudizio, uno degli elementi distintivi del festival è sempre stata la possibilità di trasformare l’intera città in un palcoscenico, distribuendo gli spettacoli e il pubblico negli spazi urbani senza snaturare la natura della manifestazione.

Il 40° anniversario previsto nel 2027 potrebbe diventare, secondo la proposta, l’occasione per ripensare l’organizzazione e il finanziamento dell’evento. L’obiettivo sarebbe riunire Comune, organizzatori, imprese, commercio, ristorazione e operatori turistici attorno a un piano economico pluriennale, affiancato da una misurazione concreta dell’indotto generato.

Farinelli non esclude la necessità di modificare il Buskers, ma avverte che la manifestazione non dovrebbe essere lasciata indebolire per assenza di una strategia. La questione, nella sua lettura, non riguarda soltanto il bilancio di un singolo festival: riguarda il modo in cui la politica degli eventi può collegare cultura, turismo ed economia. La decisione sul futuro della manifestazione viene quindi ricondotta a una scelta di priorità e di volontà politica.