Lombardia

Beschi celebra l’ultima messa da vescovo dopo 17 anni

Autorità civili e religiose hanno partecipato al rito dedicato a Sant’Alessandro, centrato sull’accoglienza e sul valore delle differenze.

Il 26 agosto 2026, nel Duomo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi ha celebrato quella che è stata l’ultima messa di Sant’Alessandro da vescovo della diocesi. Dopo 17 anni di episcopato, Beschi si appresta infatti a lasciare l’incarico per raggiunti limiti di età. Al termine della celebrazione, il vescovo è stato salutato dalla gente con applausi, ringraziamenti e strette di mano.

Il primo applauso della giornata era stato rivolto al vescovo emerito di Siena, monsignor Bonicelli, che a 101 anni ha voluto partecipare alla ricorrenza. La celebrazione dedicata al patrono ha riunito nel Duomo numerosi fedeli, insieme a rappresentanti delle autorità religiose, civili e militari. Tra i presenti figuravano la sindaca Elena Carnevali con la giunta e il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli.

Il richiamo alla concordia

La messa del 26 agosto rappresenta tradizionalmente anche un momento di ripresa della vita cittadina dopo la pausa estiva. Ai primi banchi hanno preso posto esponenti di enti e istituzioni, tra cui Confindustria, Camera di Commercio e Sacbo. Nell’omelia, sviluppata attorno al tema della Concordia, Beschi ha affrontato le divisioni presenti nella società e la necessità di costruire relazioni capaci di superarle.

Prendendo spunto da Papa Leone e dal testo Magnifica Humanitas, il vescovo ha contrapposto l’immagine della città funzionale a quella della città relazionale, richiamando le figure di Babele e Gerusalemme. Secondo Beschi, il rischio di un’omologazione è quello di cancellare le differenze, mentre la diversità dovrebbe essere riconosciuta come una ricchezza. Nel corso dell’omelia è stato citato anche il sondaggista Nando Pagnoncelli, secondo cui più della metà degli italiani ritiene che siano più numerosi gli elementi di divisione rispetto a quelli che uniscono.

Fraternità e accoglienza

Al centro del messaggio è stato posto il criterio della fraternità inclusiva, indicata come fondamento della concordia. Beschi ha rivolto un richiamo alle comunità parrocchiali, chiamate a essere fraterne, ospitali e prossime, attraverso la condivisione della vita con i cristiani delle Chiese sorelle e il dialogo con donne e uomini di altre religioni.

L’invito del vescovo è partito dalla città e dal territorio, con la richiesta di una testimonianza definita profetica e coraggiosa, capace di andare oltre le abitudini. Particolare attenzione è stata dedicata a chi è dimenticato o emarginato, perché tutti, secondo le parole pronunciate durante il rito, hanno bisogno di essere accolti. Beschi ha quindi ricordato il filo conduttore del suo mandato: promuovere una fraternità capace di diventare cultura e parte del modo di vivere e costruire la città nella concordia.