Il Teatro Bonci di Cesena ha accolto un pubblico numeroso per lo spettacolo Dino Manuzzi. Alle porte d’Europa, dedicato alla figura dell’imprenditore ortofrutticolo che guidò il Cesena negli anni della crescita sportiva. In platea erano presenti numerosi protagonisti del passato e del presente bianconero, tra cui Rino Foschi, Augusto Patrignani e Daniele Arrigoni, oltre a una delegazione del Cesena Fc composta dall’allenatore Alessandro Diamanti, dal direttore sportivo Andrea Mancini, dal capitano Ciofi e da Piacentini.
Lo spettacolo, scritto da Cesare Pomarici e Francesco Zani, ha alternato il racconto teatrale alla musica di Moreno Il Biondo e del giovane pianista Riccardo Scarabattoli. In apertura, Paola Manuzzi, figlia dello storico presidente dell’Ac Cesena, ha ricordato il padre con un intervento carico di emozione. Da quel momento, la serata ha ripercorso episodi familiari, passaggi imprenditoriali e vicende sportive legate a una delle figure più riconoscibili della storia cittadina.
Dall’attività ortofrutticola al Cavalluccio
La narrazione ha seguito l’infanzia di Manuzzi a San Martino in Fiume, gli inizi difficili e i primi lavori, svolti tra la bottega e il mestiere di barbiere. Il suo intuito commerciale emergeva già nella capacità di acquistare la frutta prima della maturazione, assumendosi rischi calcolati. La stessa predisposizione, secondo il racconto portato in scena, lo avrebbe accompagnato nelle scelte legate al calcio e nella valorizzazione di giovani giocatori ancora lontani dalla notorietà.
Nella stagione 1963-1964, pur non avendo una particolare passione per il calcio, Manuzzi acquistò il Cesena dal conte Rognoni per 64 milioni di lire. L’operazione servì a sostenere una società in difficoltà economiche e comportò anche l’estinzione dei debiti accumulati. L’imprenditore seguì direttamente i rapporti con i fornitori e il mercato, diventando un presidente operativo e profondamente coinvolto nella gestione del club.
Il sogno di Riva e la sfida con il Magdeburgo
Tra gli episodi ricordati sul palco c’è anche la trattativa con Gigi Riva. Manuzzi arrivò vicino a convincere l’attaccante a trasferirsi a Cesena, valutando anche la possibilità di trovare una boutique a Milano Marittima per la compagna del calciatore. L’accordo, tuttavia, non si concretizzò e Riva rimase legato al Cagliari. Il racconto ha restituito anche l’immagine di un presidente attento al proprio stile, dalle abitudini quotidiane curate alle camicie acquistate a Bologna.
Il passaggio sportivo più importante è stato quello relativo alla stagione 1976-1977, quando il Cesena allenato da Gigi Radice conquistò il sesto posto in campionato e la qualificazione alla Coppa Uefa. Nel doppio confronto con il Magdeburgo, il Cesena perse 3-0 in Germania, ma riuscì a imporsi per 3-1 nella gara di ritorno alla Fiorita, sfiorando una rimonta che sarebbe stata storica.
La parte conclusiva ha coinvolto Lamberto Boranga, portiere allora in campo nella trasferta tedesca, e lo stopper Giancarlo Oddi. Boranga ha ricordato con ironia l’episodio del rigore concesso allo stesso Sparwasser e il pugno sferrato d’istinto dopo una caduta ritenuta ingannevole. Oddi ha poi chiuso il siparietto con una battuta sul carattere del portiere e sul calcio di un’epoca senza Var e con una presenza molto più limitata delle telecamere. A chiudere la serata, sullo schermo del Bonci è comparsa una ricostruzione di Dino Manuzzi realizzata con l’intelligenza artificiale, davanti al pubblico accorso per ricordarne la storia.