Una Cattedrale di Cremona gremita ha accolto Padre Roberto Pasolini, frate minore cappuccino e predicatore della Casa Pontificia, intervenuto per una serata di riflessione dedicata a san Francesco. All’incontro, organizzato dalla Diocesi, hanno partecipato centinaia di fedeli arrivati da diversi centri della provincia, nonostante la pioggia che in serata ha bagnato le vie del centro.
L’appuntamento, intitolato La priorità è il Vangelo: ce lo dice san Francesco, si è svolto in occasione dell’ottavo centenario della morte del Poverello d’Assisi. La serata ha alternato meditazione e lectio magistralis, proponendo un percorso sul significato dell’esperienza cristiana e umana di Francesco e sulla sua capacità di riportare il messaggio evangelico al centro della vita.
Il ritorno a Cremona dopo 24 anni
Padre Pasolini ha ricordato di essere tornato a Cremona dopo 24 anni. In città aveva studiato filosofia con i confratelli in via Brescia, prima di proseguire il percorso teologico tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo secolo. Il suo intervento ha preso spunto anche da una riflessione condivisa lo scorso maggio da Papa Leone XIV con i vescovi.
Secondo il predicatore, ogni generazione ha la responsabilità di riscoprire il nucleo della vita e della cultura cristiana tornando al Vangelo. L’insegnamento attribuito a san Francesco è quello di liberare il campo da ciò che non è essenziale per ritrovare il centro della Buona Notizia: Dio che si è fatto uomo, è morto ed è risorto, offrendo il perdono e il proprio amore. Una prospettiva che, nelle parole del frate, può offrire indicazioni anche in un’epoca complessa come quella attuale.
La piccolezza come scelta interiore
Uno dei passaggi centrali della serata ha riguardato il tema della piccolezza, intesa non come debolezza ma come condizione interiore. Padre Pasolini ha richiamato l’immagine di Dio che si fa uomo e quella di Francesco, che avrebbe riconosciuto il valore del Vangelo anche nell’incontro con i lebbrosi. Da qui l’invito a rinunciare alle idee di potere e alle posizioni sociali considerate necessarie per affermare la propria identità.
Il predicatore ha sostenuto che il mondo ha bisogno di adulti capaci di farsi bambini e di accettare una posizione non centrale. Il punto, ha spiegato, non è soltanto fare del bene agli altri, ma anche permettere agli altri di farlo a noi, rinunciando al bisogno di sentirsi protagonisti e al controllo sulle situazioni. Una scelta che può apparire marginale, ma che nella prospettiva francescana diventa una forma di libertà.
Nel corso della riflessione sono stati affrontati anche i rapporti con le persone e con il mondo circostante. Padre Pasolini ha invitato a riconoscere negli altri innanzitutto delle creature, prima ancora dei ruoli familiari, sociali o religiosi. Guardare l’altro nella sua umanità, ha osservato, significa riscoprire una parola semplice ma ormai poco utilizzata: riconoscere la bellezza della sua esistenza.
A fare gli onori di casa sono stati il vescovo di Cremona, monsignor Antonio Napolioni, e monsignor Gianluca Gaiardi, direttore del Settore Beni Culturali della Diocesi. L’incontro è stato aperto e concluso da due brani per organo eseguiti dal maestro Fausto Caporali. La serata si è chiusa con un invito a ripartire dalle persone più fragili e dalla capacità di riconoscersi reciprocamente nella propria umanità.