Una undicenne di Quattro Castella, nel Reggiano, è al centro di un procedimento davanti agli organi della giustizia sportiva per aver disputato una partita di pallavolo con una squadra diversa da quella presso cui era tesserata. La vicenda coinvolge il Terre Matildiche, società di appartenenza della bambina, e la Cardinals, formazione del paese con la quale la giovane si è allenata e ha giocato una gara.
La bambina, appassionata di pallavolo, aveva iniziato la stagione nel Terre Matildiche. All’inizio di maggio, con le principali partite ormai concluse e una partecipazione ridotta agli allenamenti, avrebbe chiesto alla Cardinals di potersi unire alle compagne che conosceva. I dirigenti della società, secondo quanto ricostruito, le avrebbero spiegato che era necessaria un’autorizzazione del club di appartenenza. Il permesso del Terre Matildiche sarebbe quindi arrivato prima della partita.
La partita e la segnalazione
Alla fine di maggio, a poche ore dalla conclusione ufficiale della stagione, l’undicenne ha giocato una gara a Carpineti con la Cardinals. Dall’altra parte della rete si trovava una squadra allenata da una persona che ricopriva anche un incarico dirigenziale nel Terre Matildiche. La partita è stata documentata e la segnalazione è stata inviata alla Procura federale di Roma, che ha poi trasmesso il fascicolo al Tribunale federale della pallavolo.
Il procedimento riguarda dunque la partecipazione della giovane a una gara con una formazione per la quale non risultava tesserata, nonostante l’autorizzazione che, secondo la ricostruzione della vicenda, era stata richiesta e ottenuta. Il tribunale federale è chiamato a valutare la posizione della bambina e delle società coinvolte. Al momento, per la giovane è stata prospettata una squalifica di diversi mesi, ma dal testo non emerge l’esito definitivo del procedimento.
Le conseguenze per la giovane atleta
La vicenda avrebbe avuto ripercussioni anche sul piano personale. La bambina, descritta come scossa dall’accaduto, si sarebbe rivolta a uno psicologo e avrebbe perso la voglia di tornare a giocare. A undici anni, secondo il racconto, non comprenderebbe quale comportamento scorretto avrebbe commesso, dopo aver pensato di poter partecipare a un allenamento e a una partita insieme ad altre coetanee.
Il caso riporta così l’attenzione sull’applicazione delle regole federali nelle categorie giovanili e sul rapporto tra le procedure previste e la finalità educativa dello sport. La decisione del Tribunale federale dovrà chiarire le eventuali responsabilità alla luce della documentazione trasmessa dalla Procura e delle autorizzazioni presentate dalle società.