Nazionale

Sinner, il ritorno si avvicina: «Serve ancora un po’ di pazienza»

Il numero uno del mondo punta a rientrare a fine dicembre dopo il lungo stop per l'infortunio al ginocchio. 

Sinner, il ritorno si avvicina: «Serve ancora un po’ di pazienza»

Il tennis gli manca, ma Jannik Sinner ha imparato che ci sono momenti nei quali la scelta più difficile è anche quella più importante: fermarsi. Dopo mesi trascorsi a convivere con un problema al ginocchio, il campione altoatesino comincia finalmente a intravedere il ritorno alle competizioni, con fine dicembre indicata come possibile data per rimettersi alla prova. Prima di riavvicinarsi al Six Kings Slam, però, il numero uno del mondo ha raccontato a la Repubblica il significato di un periodo che lo ha costretto a cambiare abitudini, rallentare i ritmi e guardare al proprio futuro con una prospettiva diversa.

La parola che meglio descrive questi mesi è una sola: pazienza. Una qualità indispensabile per chi è abituato a competere ai massimi livelli e ha dovuto improvvisamente fare i conti con un avversario impossibile da affrontare con il talento o la determinazione.

«Pazienza è la parola giusta per questo periodo. Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti».

Sinner ha dovuto interrompere la propria stagione dopo il secondo trionfo a Wimbledon, conquistato lo scorso luglio. Un successo straordinario, seguito però da uno stop che gli ha impedito di dare continuità ai risultati sul campo. Il campione italiano ha scelto di non forzare i tempi, consapevole che la salute e la preparazione fisica rappresentano le basi per costruire una carriera destinata a durare ancora molti anni.

«Gli infortuni fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Senza avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi. E la differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna. Quella aiuta a vincere un punto, non la partita».

Una riflessione che racconta bene la mentalità dell’altoatesino, abituato a considerare il lavoro quotidiano come il vero elemento decisivo per raggiungere i propri obiettivi. Anche durante la lunga assenza dai tornei, infatti, Sinner non ha mai smesso di allenarsi e di seguire il percorso di recupero concordato con il proprio staff.

Nel corso dell’intervista c’è stato spazio anche per la rivalità con Carlos Alcaraz, diventata uno dei grandi temi del tennis contemporaneo. Due campioni profondamente diversi per caratteristiche tecniche e personalità, ma capaci di spingersi reciprocamente verso livelli sempre più elevati.

«Magari io vengo vissuto come il campione disciplinato e ostinato e Carlos come quello mediterraneo e stravagante. Questa è la cosa bella, avere qualcuno che ti spinge al limite. Il tennis ha sempre vissuto di questo: da Borg-McEnroe a Sampras-Agassi fino a quando la rivalità è diventata a tre con Federer-Nadal-Djokovic».

Un confronto che Sinner considera uno stimolo e non un peso, nel solco delle grandi sfide che hanno segnato la storia di questo sport. La presenza di Alcaraz rappresenta un motivo in più per continuare a migliorarsi, cercando soluzioni nuove e mantenendo altissimo il livello della preparazione.

Ma il passaggio più intenso dell’intervista è arrivato quando al campione è stato chiesto quale momento della propria vita avrebbe voluto cancellare. La risposta ha sorpreso, perché non ha riguardato una sconfitta o un’occasione mancata sul campo. Né la finale persa contro Alcaraz a Parigi nel 2025, né la semifinale contro Novak Djokovic a Melbourne all’inizio dell’anno.

Sinner ha scelto invece di tornare con la memoria a quando, ancora giovanissimo, aveva lasciato la famiglia per inseguire il sogno di diventare un tennista professionista.

«Non sarebbe un momento sportivo, né la sconfitta in finale con Alcaraz a Parigi 2025, né in semifinale con Djokovic a Melbourne a inizio anno. Non è una cosa successa in campo: vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa, lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano. Ci stavamo lasciando, piangevo io per lo strappo, ma anche lui».

Un ricordo che rivela il lato più personale del campione, quello di un ragazzo che ha dovuto affrontare molto presto una separazione dolorosa per costruire il proprio futuro. Un sacrificio che, nonostante i successi e i traguardi raggiunti, è rimasto profondamente impresso nella sua memoria.

Se potesse rivivere un momento felice, invece, Sinner sceglierebbe la semplicità di una giornata trascorsa con le persone più care, lontano dalla pressione delle competizioni.

«La purezza di una domenica d’inverno con i miei amici a sciare sulla Dolomiti, o un momento con la mia famiglia o uno sui kart con Giovinazzi e Ciccone. A me la velocità piace, non è un mistero. Ho bisogno dell’adrenalina, di tenere lontana la noia».

La passione per la velocità, del resto, accompagna Sinner da sempre. Dallo sci ai motori, il numero uno del mondo continua a cercare emozioni anche al di fuori del campo da tennis, pur mantenendo lo sport al centro delle proprie giornate.

Durante l’estate senza tornei ha avuto l’opportunità di dedicare più tempo ad alcune passioni personali. È stato a Monza per il Gran Premio di Formula 1, ha partecipato alla sfilata di Gucci a Milano, ha giocato più spesso alla PlayStation e ha cominciato a leggere Io uccido, il romanzo di Giorgio Faletti.

«Non ho fatto nulla di insolito, se la domanda è cosa ho scoperto di nuovo in questo periodo lontano dai tornei la risposta è niente, ma senza annoiarmi. Sono andato a Monza a vedere la F1 e a Milano alla sfilata di Gucci, ho giocato un po’ di più alla Play e ho iniziato a leggere un libro di 600 pagine, Io uccido, di Giorgio Faletti. Fermo non ci sono mai stato, né ho voltato le spalle al tennis perché lui mi ha fatto del male. Anzi ho sempre lavorato molto sia in palestra che in campo e con i fisioterapisti».

Il messaggio è chiaro: lo stop agonistico non si è mai trasformato in un allontanamento dal tennis. Sinner ha continuato a prepararsi, lavorando sulla condizione fisica e sul recupero, senza perdere di vista l’obiettivo di tornare competitivo.

E se qualcuno immagina già un’autobiografia capace di raccontare i successi, le difficoltà e i sacrifici di questi primi anni di carriera, il diretto interessato preferisce rimandare. Nonostante abbia già vissuto esperienze sufficienti per riempire molte pagine, sente di avere ancora parecchio da costruire.

«Non ci penso proprio. So che Serena Williams, Sharapova, Agassi, McEnroe, Nadal, Borg l’hanno scritta. Ma io sono ancora giovane, preferisco i colpi alle parole, magari ne riparliamo tra 20 anni. Voglio avere una carriera lunga. Ora mi sono fermato e ho alzato la testa oltre le righe, ma voglio riabbassarla sulla palla. So che fuori c’è dell’altro, ma il mio è lì. In quel rettangolo che si chiama tennis».

È proprio in quest’ultima riflessione che si ritrova l’essenza del campione altoatesino. I mesi lontano dalle competizioni gli hanno permesso di osservare il mondo da una prospettiva diversa, senza però modificare le sue priorità.

Il rientro si avvicina, ma Sinner non vuole affrettarlo. La sfida più importante, adesso, non è contro Alcaraz o Djokovic, bensì quella di ritrovare la piena condizione fisica. Perché il vero obiettivo non è soltanto tornare a vincere, ma continuare a farlo ancora a lungo.