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Serie A, dove sono i finiti i bomber in campionato?

Nella nostra Serie A l'unico bomber a spiccare davvero è Lautaro Martinez: sotto di lui giocatori nemmeno in doppia cifra.

Serie A, dove sono i finiti i bomber in campionato?

Per anni, la Serie A è stata considerata la fucina dei grandi centravanti, un vero e proprio laboratorio di bomber in cui i gol erano il marchio di fabbrica del nostro campionato. Oggi, però, quell’epoca sembra un ricordo lontano: le punte italiane e straniere faticano a lasciare il segno, e la “facoltà dei bomber” appare sempre più ristretta.

Dopo 27 giornate della stagione in corso, il capocannoniere della Serie A raccoglie il punteggio più basso degli ultimi 26 anni: Lautaro Martinez guida la classifica con appena 14 gol. Un primato che, confrontato con il passato recente, evidenzia quanto la produzione offensiva sia calata: l’ultima volta che a questo punto della stagione il leader aveva segnato così poco risale a Mauro Icardi nel 2014/15 e a Carlos Tevez nel 2013/14, entrambi fermi a quota 15.

Un altro dato che conferma la difficoltà degli attaccanti italiani riguarda il numero di giocatori in doppia cifra: quest’anno, soltanto Lautaro Martinez ha superato i 10 gol in campionato. Un vero e proprio unicum negli ultimi 26 anni, quando a questo punto della stagione erano sempre almeno cinque i giocatori a quota doppia cifra. Dietro il Toro argentino si muove un gruppo compatto di marcatori tra le 8 e le 9 reti: Leao (9), Nico Paz (9), Duvikas (9), Hojlund (9), Calhanoglu (8), Davis (8), Kean (8), Pulisic (8) e Yildiz (8).

Analizzando più a fondo la classifica cannonieri emergono altri segnali preoccupanti: i centravanti puri, quelli che una volta garantivano gol a raffica, sono sempre meno. Solo Lautaro, Hojlund, Kean e Davis sembrano appartenere a questa categoria, mentre gli altri sono seconde punte, esterni offensivi o persino centrocampisti come Calhanoglu.

Spariti anche i bomber di provincia, quei calciatori che permettevano anche ai club più piccoli di avere un riferimento offensivo affidabile. Tra il 2000 e oggi, nomi come Quagliarella, Di Natale, Chiesa, Chevanton o Lucarelli rappresentavano la prova che la Serie A non era solo appannaggio dei grandi club. Oggi invece le squadre minori faticano a trovare punti di riferimento simili.

La situazione diventa ancora più evidente se si confronta la Serie A con gli altri principali campionati europei. Nella Ligue 1, il capocannoniere Mason Greenwood del Marsiglia ha 14 gol, come Lautaro, ma con tre partite in meno giocate (24), e con altri giocatori in doppia cifra tra cui Panichelli. Negli altri campionati, invece, i numeri sono decisamente più alti: in Premier League comanda Haaland con 22 reti, seguito da Igor Thiago a 18. In Liga c’è Mbappe a 23 gol, tallonato dall’ex Lazio Murici a quota 16. E in Bundesliga Harry Kane sembra letteralmente un extraterrestre, con 30 gol in 24 partite. Il confronto evidenzia quanto la Serie A stia pagando la mancanza di punte prolifiche, con una produzione offensiva che fatica a reggere il passo degli altri top campionati europei.