La Roma si trova davanti a un doppio interrogativo: quanto pesa aver perso il primo posto in classifica e quanto può incidere l’assenza di Donyell Malen nella prossima partita? Le due questioni sono legate, perché se inseguire l’Inter, distante appena due punti dopo sei giornate, non rappresenta di per sé un’emergenza, dover rinunciare al proprio attaccante di riferimento cambia inevitabilmente le prospettive. All’Olimpico arriverà il Genoa di Daniele De Rossi, profondo conoscitore dell’ambiente romanista e reduce da segnali incoraggianti. Una sfida che, almeno sulla carta, sembrava ideale per scontare la squalifica dell’olandese, ma che nasconde più di un’insidia.
Malen, un’assenza che pesa sull’attacco
La differenza tra una Roma con Malen e una senza di lui è emersa con chiarezza nelle ultime settimane. Per valutarla, però, non bisogna fermarsi all’ultima mezz’ora contro il Como, quando l’espulsione ha costretto i giallorossi a giocare in inferiorità numerica, rendendo molto più difficile creare pericoli dalle parti di Butez. Il confronto va fatto soprattutto con le partite precedenti, nelle quali le sostituzioni dell’olandese avevano già evidenziato quanto fosse complicato mantenere lo stesso potenziale offensivo.
Malen offre caratteristiche difficili da replicare. La sua capacità di attaccare la profondità, aggredire gli spazi e mettere sotto pressione le difese avversarie rappresenta una risorsa fondamentale per il gioco di Gian Piero Gasperini. Castro, invece, è un centravanti con caratteristiche differenti, abituato a lavorare maggiormente spalle alla porta e a partecipare alla manovra in un altro modo. Non ha la stessa naturalezza dell’olandese nel cercare immediatamente lo spazio alle spalle dei difensori.
Per questo, in assenza del titolare, la Roma dovrà trovare soluzioni alternative. Una parte del lavoro potrà essere affidata agli altri interpreti offensivi, chiamati a garantire quei movimenti e quella profondità che Malen assicura con continuità quando è in campo.
Il calo dell’olandese e il caso Dybala
C’è poi un altro elemento da considerare. Il Malen delle ultime giornate non è stato lo stesso delle prime uscite stagionali. Alla seconda giornata aveva già raggiunto quota cinque gol, mentre nelle quattro partite successive è riuscito a segnare soltanto contro il Torino. Un rallentamento che non cancella l’importanza del suo contributo, ma che invita a riflettere anche sulla necessità di distribuire meglio le responsabilità offensive.
Un percorso simile, almeno per quanto riguarda la produzione realizzativa, è quello di Paulo Dybala. L’argentino non ha ancora trovato il gol in questa stagione e, dopo aver servito quattro assist nelle prime tre giornate, ha smesso di incidere con la stessa continuità anche nell’ultimo passaggio.
A Como, inoltre, ha sprecato una buona occasione dopo pochi minuti, con un sinistro debole e centrale, lontano dalla precisione che ci si aspetta dal suo talento. La prestazione ha però restituito anche un’altra immagine della Joya: quella di un leader capace di prendersi responsabilità nei momenti più difficili. Quando la Roma è rimasta in dieci, Dybala ha provato a trascinare i compagni con personalità e spirito di sacrificio.
È da qui che Gasperini dovrà ripartire. Per affrontare il Genoa senza Malen serviranno più iniziativa, più concretezza e soprattutto un contributo maggiore da parte dei giocatori che possono cambiare il volto dell’attacco.
Roma, nessuna crisi: la compattezza resta il punto di forza
La perdita del primato non deve essere interpretata come un campanello d’allarme eccessivo. La Roma è arrivata alla trasferta di Como in una situazione di forte emergenza, con diverse assenze che hanno limitato le possibilità di scelta di Gasperini. Nonostante le difficoltà, è riuscita a uscire indenne da un campo complicato e contro una squadra che punta a inserirsi nella corsa alle posizioni di vertice.
È un risultato che racconta molto della solidità costruita dall’allenatore. La Roma mantiene la propria compattezza anche nelle situazioni più difficili, grazie a un’organizzazione che permette alla squadra di restare in partita persino quando le condizioni diventano sfavorevoli.
La difesa e il centrocampo, inoltre, offrono alternative importanti, mentre davanti resta da trovare una maggiore continuità. Il problema, dunque, non è una crisi generale, ma la necessità di gestire un momento in cui alcune individualità stanno rallentando e altre devono dimostrare di poter assumere un ruolo più incisivo.
Il Genoa di De Rossi, un esame da non sottovalutare
La prossima sfida rappresenta un passaggio delicato proprio per questo motivo. Il Genoa arriverà all’Olimpico con fiducia e con un allenatore che conosce bene l’ambiente romanista, le sue pressioni e le sue aspettative. De Rossi saprà certamente quanto possa essere importante mettere in difficoltà una squadra chiamata a reinventare il proprio attacco.
Per la Roma, invece, sarà l’occasione di dimostrare che la forza del gruppo può compensare anche un’assenza pesante. Perdere il primo posto dopo sei giornate non significa compromettere il campionato, ma la gestione delle prossime partite sarà fondamentale per evitare che il distacco dall’Inter aumenti.
La sensazione è che Gasperini resti uno dei principali candidati a contendere il primato ai nerazzurri. La Roma ha una struttura solida, un’identità riconoscibile e alternative valide in diversi reparti. Ora deve dimostrare di saper mantenere lo stesso livello anche senza il suo attaccante più incisivo.
La domanda iniziale, in fondo, non ha una risposta unica. Perdere la vetta può pesare sul piano psicologico, mentre rinunciare a Malen rappresenta un problema concreto sul terreno di gioco. Ma è proprio in passaggi come questo che si misura la maturità di una squadra: non nella capacità di evitare ogni difficoltà, bensì in quella di superarla senza perdere la propria identità.