Il momento del Parma impone di guardare oltre i novanta minuti contro il Genoa. La sfida del Tardini è certamente uno scontro diretto delicatissimo, una partita nella quale punti e classifica avranno un peso importante, ma il problema degli emiliani va ben oltre il risultato di una singola giornata. La squadra di Carlos Cuesta deve trovare una direzione precisa, perché in questo avvio di stagione ha mostrato soprattutto incertezza, alternando idee diverse senza riuscire a costruire un’identità riconoscibile.
La speranza, in situazioni del genere, può aiutare a tenere vivo l’ottimismo, ma non può diventare l’unico piano. Per andare avanti servono un progetto, convinzioni precise e, soprattutto nel calcio, un modo di stare in campo. Il Parma non è più quello della scorsa stagione, capace di conquistare la salvezza con cinque giornate d’anticipo pur senza proporre un calcio particolarmente spettacolare. Allo stesso tempo, non è ancora nemmeno la squadra immaginata dal tecnico spagnolo: propositiva, offensiva, aggressiva e organizzata.
Il percorso sembra essersi fermato a metà. Cuesta ha modificato il progetto iniziale, abbandonando il 4-3-3 per affidarsi al 5-3-2. Una scelta che, però, non è sembrata definitiva. A Como, infatti, contro una delle squadre più in forma del campionato, il Parma si è presentato con tre attaccanti e appena due centrocampisti. Una soluzione tattica che non ha prodotto gli effetti sperati e che ha finito per accentuare la passività degli emiliani, rimasti per lunghi tratti senza riuscire a imporre il proprio gioco.
Da qui nasce il principale interrogativo che accompagna la vigilia del confronto con il Genoa: quale sarà il futuro di Cuesta? La società continua a difendere pubblicamente il proprio allenatore e non prende posizione su eventuali scenari, una linea comprensibile in una fase così delicata. Allo stesso tempo, sarebbe difficile pensare che i dirigenti non abbiano preso in considerazione anche l’ipotesi di un cambio alla guida tecnica. Il tema, però, non può essere ridotto al semplice esito della prossima partita.
Anche in caso di vittoria, infatti, resterebbe da capire quale Parma potrebbe emergere nelle settimane successive. La valutazione riguarda la possibilità concreta di vedere una crescita della squadra, di recuperare lo spirito mostrato lo scorso campionato e di capire se Cuesta possa ancora essere l’uomo giusto per guidare questo processo. È su questo terreno che l’allenatore appare oggi più esposto: non tanto per una singola sconfitta, quanto per la difficoltà nel dare continuità a un’identità di gioco.
Il problema principale è proprio questo. Il Parma non è riuscito a compiere quel salto di qualità che avrebbe dovuto accompagnare il cambio di guida tecnica. Non basta modificare il modulo se non cambia il modo di interpretare le partite. Servono maggiore personalità, meccanismi più chiari e quella compattezza che nella passata stagione aveva rappresentato una delle armi principali della squadra.
Contro il Genoa, almeno in avanti, Cuesta si affiderà anche alla spinta di David Romero. Il centravanti argentino è apparso tra gli attaccanti quello più vivo, aggressivo e desideroso di incidere, grazie alla capacità di attaccare gli spazi e cercare con continuità la porta. Ma il peso dell’attacco non può ricadere sulle sue spalle.
Il vero obiettivo del Parma, al Tardini, sarà quindi ritrovare una risposta collettiva. I singoli possono decidere una partita, ma per dare una svolta alla stagione servirà qualcosa di più: una squadra capace di riconoscersi nuovamente in quello che fa, di reagire insieme alle difficoltà e di trasformare l’incertezza di queste settimane in una precisa idea di calcio. Solo così la speranza potrà smettere di essere una necessità e tornare a essere una conseguenza.