Alla Juventus il confine tra esubero e risorsa può essere sottile come una prestazione. Fabio Miretti lo sa bene, perché in bianconero spesso basta un attimo per cambiare prospettiva e rimettere tutto in discussione. A Reggio Emilia, contro il Sassuolo, il centrocampista classe 2001 ha ritrovato una maglia da titolare e, soprattutto, un gol in campionato che mancava da oltre due anni, dal 5 novembre 2023 contro la Fiorentina. Un segnale forte, arrivato nel momento forse più delicato del suo percorso recente, dopo settimane in cui il suo nome era stato accostato con insistenza ad altri club e il minutaggio si era ridotto.
La risposta di Miretti è stata concreta, sul campo, ed è coincisa con una serata che gli ha restituito centralità e fiducia. Un modo diretto per ripagare la stima di Luciano Spalletti, che fin dal suo arrivo lo ha sempre considerato un profilo interessante, pur all’interno di un percorso fatto di alti e bassi e di una concorrenza interna cresciuta nel tempo. La Juventus, infatti, ha premiato negli ultimi mesi l’evoluzione di altri elementi della rosa, relegando Miretti a un ruolo più marginale. Fino alla svolta di Reggio Emilia.
“Segnare con questa maglia è sempre bello, l’ultima volta è successo due anni fa e quindi sono contento”, ha raccontato il centrocampista nel post partita, senza nascondere la soddisfazione per una rete dal peso specifico importante. Miretti ha poi sottolineato di sentirsi a suo agio anche in una posizione più avanzata del campo, confermando la propria disponibilità tattica: “contento, così come della prestazione della squadra e della vittoria”. Parole semplici, ma significative, che raccontano un giocatore pronto a mettersi al servizio del gruppo pur di ritagliarsi spazio.
Il futuro, però, resta tutto da decifrare. Da qui alla fine del mese la Juventus dovrà prendere una decisione chiara: cedere Miretti per generare una plusvalenza immediata da reinvestire sul mercato oppure trattenerlo e valorizzarlo come carta jolly nella seconda parte della stagione. Un bivio che riflette perfettamente il momento del giocatore, sospeso tra presente e prospettiva, tra la necessità di far quadrare i conti e quella di mantenere alternative affidabili in rosa.
A favore della permanenza c’è anche un fattore identitario. Miretti è cresciuto alla Juventus fin dall’età di nove anni, ha indossato spesso la fascia di capitano nelle giovanili e rappresenta uno dei pochi elementi del gruppo a conoscere davvero il dna bianconero. Un aspetto che emerge anche dal modo in cui parla dello spogliatoio e delle difficoltà vissute dai compagni, come nel caso di David. “Siamo contenti per Jonny (David, ndr) perché è un gran giocatore e se lo merita – ha detto dopo il successo con il Sassuolo -. Noi siamo un gruppo veramente molto unito e quando a qualcuno viene detto qualcosa tutto il gruppo lo difende”.
Parole che risuonano familiari anche per Miretti, che in passato ha attraversato momenti complicati sotto la Mole prima del trasferimento temporaneo al Genoa. Esperienze che hanno contribuito a formarlo e che oggi lo rendono una risorsa non solo tecnica, ma anche umana. Alla Juventus, ora, il compito di decidere se puntare ancora su di lui o trasformare il suo rilancio in un’opportunità di mercato. In un ambiente dove tutto può cambiare in fretta, Miretti ha già fatto la sua mossa.