Bergamo (BG)

L’Atalanta ha imparato a guardarsi meno allo specchio e a essere più concreta. La differenza si nota

La più bella Dea della stagione ha eliminato la Juve dalla Coppa Italia, prendendosi la rivincita sulle due finali perse nel 2021 e nel 2024

L’Atalanta ha imparato a guardarsi meno allo specchio e a essere più concreta. La differenza si nota

di Xavier Jacobelli

La più bella Atalanta della stagione ha eliminato la Juventus dalla Coppa Italia, prendendosi la rivincita sulle due finali perse con i bianconeri nel 2021 e nel 2024. In semifinale, i nerazzurri affronteranno la vincente di Bologna-Lazio.

La sfida di Bergamo è stata avvincente, combattuta, ricca di spunti. Scamacca su rigore (sesto centro su sei), Sulemana e Pasalic hanno sigillato il tris di Palladino, sempre più tabù della Juve, che ha battuto per la terza volta in due anni e mezzo: la prima era stata addirittura al suo debutto in Serie A con il Monza (1-0), il 18 settembre 2022; la seconda con la Fiorentina (3-0) ed era costata il posto a Thiago Motta, il 16 marzo 2025; la terza, il 5 febbraio 2026, con la Dea, rilanciata alla grande dal quarantunenne tecnico napoletano.

Spalletti ha incassato la sconfitta più pesante da quando, il 30 ottobre scorso, ha preso in mano i bianconeri, rimettendoli in carreggiata sia campionato sia in Champions. La verità è che i bianconeri hanno commesso troppi errori, dopo avere dato l’impressione di poter vincere la partita che, invece, hanno perso perché l’Atalanta ha sbagliato pochissimo e ha colpito con chirurgica precisione.

Dopo l’eroica prova di Como, di nuovo Carnesecchi si è confermato protagonista assoluto: la respinta su Conceiçao nella fase iniziale dell’incontro è stata fondamentale. La traversa subito dopo, centrata sempre dal portoghese, poteva indirizzare la partita sul binario bianconero, al che l’Atalanta ha avuto il merito di non disunirsi. In difesa, Djimsiti, Ahanor e Scalvini non hanno accusato sbavature, brillando per concentrazione e gioco anticipo. A centrocampo, Ederson e de Roon, costantemente aiutati dai ripiegamenti di Raspadori e Scamacca, hanno costruito la diga contro la quale è andata a sbattere la manovra avversaria, che ha pagato dazio all’inconcludenza dell’attacco, rimasto senza centravanti di ruolo quando David è uscito.

Zappacosta e Bernasconi sono andati avanti e indietro lungo le fasce con impressionante dinamismo. Il fatto è che quando la Juve non ha Yildiz, là davanti si spegne la luce, né tantomeno potevano riaccenderla Openda e Zhegrova, subentrati nel finale senza lasciare traccia. Alla fine, la differenza l’hanno fatta i cambi. Palladino non ne ha sbagliato uno, tanto che due di questi, Sulemana e Pasalic, hanno arrotondato il risultato.

Dall’inizio dell’anno, in campionato l’Atalanta ha inanellato tre vittorie e due pareggi, conquistando 11 dei 15 punti a disposizione; in Champions è approdata ai play-off e, se fra Athletic e Union St. Gilloise fosse stata meno narcisa, avrebbe addirittura guadagnato la qualificazione diretta agli ottavi. Tuttavia, le lezioni basca e belga sono servite: la Dea ha imparato a guardarsi meno allo specchio e a essere più concreta, quando non cinica. La differenza si nota.