Bergamo (BG)

L’Atalanta ha di nuovo il fuoco dentro. Mentre Krstovic aspettava una serata così da 108 giorni

Due gol da centravanti di vaglia per incorniciare la partita perfetta sul campo di un Bologna sempre meno riconoscibile

L’Atalanta ha di nuovo il fuoco dentro. Mentre Krstovic aspettava una serata così da 108 giorni

di Xavier Jacobelli

Nikola Krstovic aspettava una serata così da 108 giorni. Da quando, il 21 settembre scorso, aveva rifilato al Toro la prima doppietta in maglia atalantina e 3 erano stati gli assist dettati nelle prime 3 giornate. Poi, il prepotente ritorno di Scamacca ne aveva ristretto gli spazi di titolarità, sebbene, caparbiamente, non abbia mai mollato l’ex bomber del Lecce (12 gol nell’ultima annata salentina).

Così, il forfait in extremis dell’azzurro ha offerto al montenegrino l’allettante opportunità di tornare al centro della ribalta e Krstovic l’ha sfruttata nel modo migliore, pur essendo stato costretto a uscire al 77′ per un problema fisico. Due gol da centravanti di vaglia, quale Krstovic è, per incorniciare la partita perfetta della Dea sul campo di un Bologna sempre meno riconoscibile (2 punti negli ultimi sei incontri), alla seconda sconfitta consecutiva in campionato, la terza nelle ultime quattro gare, contemplando anche la finale di Supercoppa persa con il Napoli a Riyad.

L’Effetto Palladino, invece, continua a corroborare l’Atalanta: l’allenatore è all’ottava vittoria nei primi 11 incontri sulla panchina bergamasca, la quinta negli ultimi sei. Pur presentandosi al Dall’Ara senza Lookman e Kossounou, sugli scudi in Coppa d’Africa; Bellanova, Kolasinac, Bakker e Scamacca, la squadra ha conquistato tre punti pesantissimi e continua a rimontare in una classifica sempre meno zavorrata dai 7 pareggi rimediati durante la gestione Juric.

Ora, sorpassando i rossoblù, la Dea è settima: era tredicesima il 22 novembre, quando il nuovo allenatore debuttò a Napoli, perdendo peraltro a testa alta. In un mese e mezzo, Raffaele ha cambiato il mondo della Dea. Al Dall’Ara, la Dea ha giocato una partita impeccabile, dominando avversari inopinatamente brutti e senz’anima, in evidente stato di crisi, tecnica e psicologica.

Inizialmente, Italiano aveva cambiato per sette undicesimi la formazione rispetto alla netta sconfitta patita a San Siro contro l’Inter. Non è servito. È come se la luce si fosse spenta dopo la grande notte di Vigo (11 dicembre) e la grande notte di Riyad con l’Inter (19 dicembre), inframezzate dalla sconfitta interna contro la Juve e seguite dalla sconfitta nella finale di Supercoppa con i campioni d’Italia.

Si è inceppato il trio delle meraviglie: Orsolini, Odgaard e Cambiaghi avevano segnato insieme 11 gol, ma si sono fermati. L’ultimo gol su azione del numero 7 risale al 19 ottobre a Cagliari e, contro la Dea, è stato sostituito dall’altrettanto evanescente Rowe dopo 45′; il danese, invece, è rimasto in panchina. Freuler, l’autentico faro della squadra, è appena rientrato e la sua prova è stata una delle poche note liete. Tuttavia, non può risolvere da solo i problemi del Bologna, gelato da un’Atalanta che, al contrario, ha di nuovo il fuoco dentro.