Sotto la pioggia: era il titolo di una canzone che risuonava alla radio e nei juke-box dell’Italia del 1982, l’anno del penultimo Mondiale vinto dagli azzurri. Oggi quella frase è diventata semplicemente la fotografia dell’ultimo allenamento prima della rifinitura, alla vigilia di una partita che può valere un posto a Canada-Messico-USA 2026. A distanza di vent’anni dall’ultimo titolo iridato, l’Italia del calcio si ritrova a vivere la sfida di Bergamo contro l’Irlanda del Nord come un passaggio decisivo, quasi epocale.
I tempi non sono dei migliori, e non solo per il calcio. Tra delusioni recenti e ricordi ancora vivi, i fantasmi di Svezia e Macedonia del Nord continuano a riaffiorare, come ombre leggere in una primavera che fatica a sbocciare davvero. È in questo clima che prende forma la nuova Italia guidata da Gattuso, chiamata a dare risposte immediate.
Il commissario tecnico ha le idee chiare e, alla vigilia, ha confermato che tutti i giocatori sono a disposizione. La formazione sembra definita: 3-5-2 con Donnarumma tra i pali; Mancini, Bastoni e Calafiori in difesa; Politano, Barella, Locatelli, Tonali e Dimarco a centrocampo; in attacco la coppia Retegui-Kean.
Durante l’allenamento pomeridiano, l’attenzione si è concentrata sulle combinazioni tra reparti, con esercitazioni mirate sulle catene laterali e sul dialogo tra centrocampo e attacco. Spazio anche alle palle inattive, dettaglio spesso decisivo in gare così equilibrate.
Il tempo per lavorare è poco, e costruire un’identità di gioco solida in pochi giorni non è semplice. Per questo Gattuso punta molto sull’aspetto mentale: più che sugli schemi, l’obiettivo è accendere motivazioni e spirito di gruppo. In partite come questa, può essere proprio la testa a fare la differenza.