Non serve sempre travolgere l’avversario per dimostrare forza. L’Inter passa a Parma con una prova meno brillante rispetto ad altre uscite stagionali, ma estremamente concreta. Il successo non è mai in discussione e certifica ancora una volta la solidità di una squadra che sa adattarsi a ogni contesto.
Con un occhio al Napoli, Chivu sceglie di ruotare alcuni uomini chiave senza perdere equilibrio. In difesa spazio a Carlos Augusto al posto di Bastoni, mentre a centrocampo Sucic e Mkhitaryan prendono il posto di Barella e Zielinski. Davanti, accanto a Lautaro, tocca a Pio Esposito guidare l’attacco nerazzurro.
Al Tardini gli spazi sono pochi. La squadra di Cuesta rinuncia alla difesa a cinque e si compatta in un 4-5-1 molto stretto in fase di non possesso, chiudendo soprattutto le linee centrali. Trovare l’imbucata per i movimenti incontro di Lautaro non è semplice, ma quando l’argentino riesce a legare il gioco dimostra di essere ormai perfettamente a suo agio nel ruolo di attaccante-rifinitore, aprendo corridoi per la seconda punta o per gli inserimenti da dietro.
La chiave diventa allora l’ampiezza. I cambi di gioco sugli esterni sono l’arma più efficace e, se Luis Enrique fatica a incidere, l’Inter può sempre contare su Dimarco, puntuale nel trovare il gol che sblocca la partita. Anche con il turnover, le soluzioni offensive non mancano mai.
Ma è soprattutto nella gestione delle varie fasi che emerge la superiorità nerazzurra: pressing alto quando serve, costruzione dal basso pulita, uscite forzate con i braccetti e rotazioni continue nelle marcature individuali. La squadra di Chivu ha sempre la contromossa pronta.
Il risultato finale è lo specchio di una realtà chiara: questa Inter sa vincere in ogni modo possibile. Ed è anche per questo che guarda tutti dall’alto della classifica.