La Roma corre e Gian Piero Gasperini non ha intenzione di nascondersi. L’avvio di stagione dei giallorossi ha acceso l’entusiasmo e anche le ambizioni del tecnico, che guarda già alla sfida di Como con la consapevolezza di avere tra le mani una squadra capace di puntare in alto. Lo scudetto? L’obiettivo iniziale era costruirlo nell’arco di tre anni, ma accorciare i tempi non sarebbe certo un problema.
“Scudetto entro tre anni? Magari anche prima”. È la battuta con cui Gasperini fotografa il momento della sua Roma, durante l’intervista concessa al Corriere di Bergamo. Un colloquio particolare, nato nella Cascina Gilli di Castelnuovo Don Bosco, dove il tecnico si è trasformato in vignaiuolo al fianco del figlio Davide, proprietario della tenuta ribattezzata la “Riviera del Monferrato”.
Proprio il vino diventa l’occasione per ripercorrere una parte della carriera dell’allenatore. “La mia Freisa “343” mi ricorda l’Atalanta” – esordisce Gasp riferendosi al nuovo vino di famiglia -. “Il 3-4-3 è sempre stato il modulo di riferimento, sebbene lo abbia declinato in modalità differenti, nell’arco della carriera. In Italia non ha mai avuto fortuna. L’ho importato dall’estero, dall’Olanda, in particolare. E non c’è dubbio che, fin qui, il punto più alto l’abbia raggiunto con l’Atalanta. La Freisa 343 non è frizzante, altrimenti la schiererei in attacco. La vedrei meglio in mezzo al campo, a dettare i tempi”.
Anche nella capitale il 3-4-3 resta un punto di riferimento, ma per Gasperini la disposizione tattica non può essere separata dal concetto di squadra. “È il mio modo di vedere il calcio – aggiunge Gasp -. Ma i numeri contano fino a un certo punto. L’aspetto fondamentale è giocare da squadra: credere in un lavoro collettivo, nel quale gli attaccanti difendono e i difensori attaccano. Diciamo la verità: nel calcio, come nel vino, non s’inventa nulla. È lo spirito di gruppo che crea la differenza. Servono applicazione ed altruismo”.
Nel bilancio personale c’è anche l’esperienza più complicata, quella sulla panchina dell’Inter. “Certo che ho vacillato per quanto riguarda le mie idee, è successo varie volte. L’esonero dall’Inter è stato forse il momento peggiore. Però ho saputo rialzarmi. E devo tanto all’Atalanta, che ha continuato a darmi fiducia, anche quando i risultati non arrivavano”.
Bergamo, infatti, resta una parte fondamentale della sua storia. “Abbiamo ottenuto ottimi risultati e non solo e non tanto per l’Europa League vinta. Ma per la qualità del gioco e per la costanza dei piazzamenti in zona Champions conquistati in nove anni. Non è il singolo trofeo a decretare la bravura di un tecnico. Bergamo è stata la tappa più lunga e intensa della mia esistenza da girovago del pallone. Non ho rimpianti, ma provo una profonda nostalgia per una comunità dove mi ero integrato perfettamente. Non a caso ci torno spesso. Mi manca tutto, di Bergamo. Un mio ritorno? Non lo escludo, ho sempre casa lì”.
Adesso, però, il presente si chiama Roma. Sulla Juventus del passato arriva un “no comment”, mentre sulla nuova città Gasperini scherza soprattutto sulle tentazioni gastronomiche: “Roma è una realtà completamente diversa, ovviamente. Ma non parliamo mica di una brutta città. Il problema più grosso è la sua cucina. Devo stare attento alle carbonare, sto ingrassando troppo”, ride Gasp.
Poi il sorriso lascia spazio alle ambizioni. “Il nostro piano prevedeva di arrivarci in tre anni. Non ci dispiacerebbe anticipare. Però siamo consapevoli che la strada è lunga. Nel football non esistono vie diritte o percorsi netti. Ci saranno alti e bassi. Se riusciremo a gestirli, chissà…”.