Internazionale

Fariba Hashimi, argento in bici e simbolo delle donne afghane

La 23enne fuggì nel 2021, dopo allenamenti clandestini e aggressioni, trovando in Italia il luogo per continuare a gareggiare

Fariba Hashimi ha conquistato la medaglia d’argento nella gara femminile di ciclismo su strada ai Giochi Asiatici disputata nei pressi di Nagoya, in Giappone. L’atleta afghana ha tagliato il traguardo in 2 ore, 50 minuti e 5 secondi, battuta in volata dalla cinese Li Guo. Il risultato ha riportato al centro della scena la storia di una giovane che ha dovuto nascondere la propria identità per poter inseguire la passione per le due ruote.

Durante l’adolescenza, a Kabul, Hashimi si allenava con i capelli cortissimi, indossando abiti maschili e coprendosi il volto per non essere riconosciuta. In alcune occasioni, ha raccontato, veniva aggredita con il lancio di pietre. Pedalare significava quindi sfidare i divieti e il clima di ostilità verso le donne che praticavano sport in pubblico.

La fuga dall’Afghanistan

La svolta è arrivata nel 2021, con il ritorno dei Talebani al potere in Afghanistan e il progressivo peggioramento delle condizioni per i diritti civili e umani femminili. Hashimi ha lasciato il Paese per continuare a coltivare il proprio sogno. Decisivo, in quella fase, è stato l’aiuto dell’ex campionessa del mondo Alessandra Cappellotto.

Originaria di Faryab, provincia nel nord dell’Afghanistan, Fariba è riuscita a partire insieme alla sorella Yulduz Hashimi, anche lei ciclista professionista, a bordo di un aereo decollato dall’aeroporto di Kabul in quei giorni segnati dal caos. Le due sorelle sono arrivate in Italia, dove da allora vivono e si allenano. Entrambe hanno partecipato anche ai Giochi di Parigi 2024.

Hashimi ha spiegato di non avere una squadra alle proprie spalle e di occuparsi personalmente della manutenzione della bicicletta, svolgendo anche il ruolo di meccanico. Nonostante le difficoltà, la ventitreenne ha definito il risultato ottenuto in Giappone motivo di grande felicità ed emozione. La medaglia, ha sottolineato, rappresenta la resilienza delle donne afghane e il sostegno di milioni di donne di diversi Paesi che condividono gli stessi sogni.

Il desiderio di tornare a Kabul

L’atleta spera un giorno di poter rientrare nel proprio Paese e pedalare liberamente per le strade di Kabul insieme ad altre donne. Ha auspicato un cambiamento della situazione e rivolto un messaggio ai Talebani, sostenendo che la forza delle donne è anche il motivo per cui il regime le teme.

Il contesto resta però segnato da pesanti restrizioni. Secondo gli ultimi dati dell’Unicef, in Afghanistan oltre 2,2 milioni di ragazze sono escluse dall’istruzione, mentre soltanto una quota compresa tra il 4,8 e il 6 per cento delle donne lavora. Le limitazioni riguardano la scuola, l’occupazione e la partecipazione alla vita pubblica e sociale, in un sistema spesso definito apartheid di genere.

Per Fariba e Yulduz, scampate al regime e ora impegnate nello sport internazionale, il prossimo obiettivo sono le Olimpiadi di Los Angeles 2028. La loro presenza alle competizioni diventa così anche una testimonianza della condizione delle donne afghane e della possibilità di continuare a rappresentare il proprio Paese nonostante le restrizioni.