Il mondo del ciclismo piange la scomparsa di Bruno Vittiglio, morto all’età di 85 anni. Originario di Ventimiglia, aveva scelto Albenga come casa per gli ultimi anni della sua vita, mantenendo un legame stretto con la sorella Franca. La sua carriera da professionista si era sviluppata negli anni Settanta, quando aveva condiviso le strade delle grandi corse con alcuni dei principali protagonisti dell’epoca.
Una carriera lontana dai riflettori
Vittiglio aveva vissuto l’attività agonistica senza cercare notorietà. Anche dopo il ritiro aveva preferito non alimentare il proprio ricordo attraverso interviste o apparizioni pubbliche, mantenendo un atteggiamento riservato e prendendo le distanze da un ambiente al quale aveva dedicato sacrifici, fatica e passione. La sua figura, tuttavia, era rimasta nella memoria degli appassionati di ciclismo.
Tra gli episodi più significativi della sua esperienza professionistica c’è il successo in una tappa della Tirreno-Adriatico, corsa che precede tradizionalmente la Milano-Sanremo. Al traguardo erano presenti i genitori, Severino e Maddalena, pronti a condividere con lui la soddisfazione per il risultato. Vittiglio aveva tagliato la linea d’arrivo a braccia alzate, aspettandosi di trovare giornalisti e telecamere.
Quel giorno, però, il contesto era particolare: i giornalisti della Rai erano in sciopero, impegnati nella mobilitazione collegata alla riforma del servizio pubblico e alla successiva nascita di Tg1 e Tg2, divenuta operativa il 15 marzo 1976. La vittoria, quindi, non aveva avuto la consueta ribalta mediatica, nonostante il valore del risultato ottenuto.
Il passaggio a livello al Trofeo Laigueglia
Un altro episodio sfortunato si era verificato al Trofeo Laigueglia. In fuga con altri corridori e con la possibilità di giocarsi la vittoria, Vittiglio era stato costretto a fermarsi davanti a un passaggio a livello chiuso, con un treno fermo sui binari. Il gruppo lo aveva raggiunto, annullando in pochi istanti il vantaggio costruito con fatica.
Vittiglio aveva corso in una fase storica del ciclismo caratterizzata dalla presenza di campioni destinati a lasciare un segno profondo nello sport. Anche dopo il ritiro aveva continuato a seguire quel mondo, pur senza tornare sotto i riflettori. Ad Albenga, dove aveva scelto di vivere, resta il ricordo di un ex professionista schivo, legato alle proprie origini e alla passione per la bicicletta.