Giulio Donati non avrebbe dovuto giocare quella partita. Il 12 febbraio 2023, in Bologna-Monza, il terzino era appena rientrato da un infortunio e pensava di partire dalla panchina. A pochi minuti dal riscaldamento, però, l’allenatore Raffaele Palladino gli comunicò che sarebbe stato titolare. Donati segnò il gol dello 0-1 e decise una gara rimasta tra i ricordi più importanti della sua carriera.
«Ero sicuro di andare in panchina», racconta il difensore, oggi in forza al Ravenna. La scelta, spiega, fu legata alle sensazioni dell’allenatore: «Palladino vive di sensazioni, respira i suoi giocatori. Mi aveva visto carico in settimana e ha avuto un buon presentimento». Il tecnico, secondo Donati, non comunica mai la formazione in anticipo, preferendo aspettare l’arrivo nello spogliatoio prima della partita.
Il rapporto con Palladino
Donati descrive Palladino come un allenatore meritocratico, diretto e onesto con tutti. L’assenza di gerarchie rigide, sostiene, portava ogni giocatore a mantenere alta la concentrazione, indipendentemente dall’età o dal ruolo nel gruppo. Dopo il gol contro il Bologna, il terzino fu lasciato fuori nella gara successiva: una decisione che non lo deluse, perché convinto che lo stesso criterio venisse applicato all’intera rosa.
«Misura concentrazione e motivazione, poi decide», spiega il calciatore, accostando questo aspetto al modo di lavorare di José Mourinho, conosciuto all’inizio della carriera. Donati era stato aggregato alla prima squadra dell’Inter e aveva esordito in Coppa Italia durante la stagione del Triplete, in un gruppo guidato da campioni come Javier Zanetti. «Mourinho mi trattava come trattava Zanetti», ricorda.
Il futuro del Bologna e il Ravenna
Per Donati, Palladino è un tecnico completo, capace di adattarsi a diversi sistemi di gioco e molto attento allo studio degli avversari. La sua qualità principale, però, sarebbe la capacità di comprendere le dinamiche dello spogliatoio. Da giocatore, osserva il difensore, sa quando intervenire con fermezza e quando lasciare maggiore libertà al gruppo.
Tra gli episodi ricordati c’è una scommessa fatta ai tempi del Monza: in caso di vittorie, Palladino avrebbe concesso alcuni giorni di riposo. Al termine della serie positiva, i giorni liberi furono quattro. Al rientro, racconta Donati, la squadra si allenò con un’intensità mai vista. Sul Bologna, l’ex terzino non si sbilancia sull’obiettivo europeo, ma sottolinea che il tecnico non si pone limiti e affronta una partita alla volta.
Donati parla infine del suo presente al Ravenna, descritto come una squadra unita e competitiva, seconda alle spalle dello Spezia. Il difensore attende anche di ritrovare Ronaldinho, affrontato nel 2010 a San Siro, quando esordì in Serie A con il Lecce contro il Milan. «È un fenomeno assoluto», dice, convinto che la sua presenza in Serie C possa trasformarsi in uno spettacolo.