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Como, per la Champions serve un “Sinigaglia” all’altezza: il punto

Diversi lavori in programma per migliorare la struttura

Como, per la Champions serve un “Sinigaglia” all’altezza: il punto

Il Como in Champions League. Fino a poco tempo fa sembrava solo un sogno da videogioco, oggi è un’ipotesi concreta. In pochi anni il club lariano ha vissuto una trasformazione radicale: dall’arrivo della proprietà indonesiana degli famiglia Hartono alla promozione in Serie A, fino all’attuale quarto posto alle spalle di Inter, Milan e Napoli, che significherebbe accesso alla massima competizione europea.

In panchina c’è Cesc Fàbregas, in campo una rosa giovane e ricca di talento, mentre la società si distingue per solidità e ambizione. Ma per il salto definitivo serve anche uno stadio all’altezza degli standard internazionali. Lo stadio Giuseppe Sinigaglia, che solo un anno fa aveva ottenuto deroga e agibilità per la Serie A, oggi non sarebbe idoneo nemmeno per Europa o Conference League.

Per questo è già pronto un piano di interventi in vista della stagione europea 2026/27. Da una parte c’è la dirigenza, guidata dal presidente Mirwan Suwarso, pronta a sostenere i costi per lavori infrastrutturali anche importanti. Dall’altra, l’amministrazione comunale del sindaco Alessandro Rapinese mostra fiducia sulla possibilità di completare l’iter burocratico, tradizionalmente il vero ostacolo per gli stadi italiani.

Si tratterebbe della terza grande operazione sul Sinigaglia in pochi anni, dopo gli adeguamenti successivi alla promozione e l’ampliamento del 2025, che ha portato la capienza a circa 12.000 posti. Oggi il problema non è più il numero di spettatori, ma la qualità delle strutture: servono aree vip con parcheggi dedicati, una sala stampa più ampia, spazi adeguati per tv e fotografi, oltre a interventi su servizi igienici, sicurezza e deflusso del pubblico.

Particolare attenzione riguarda la curva, che dovrà essere resa stabile con strutture definitive. Parallelamente, il club punta a rendere lo stadio parte integrante del lungolago, eliminando barriere architettoniche e migliorando l’accoglienza per tifosi e turisti.

L’obiettivo è evitare soluzioni alternative come il Mapei Stadium e giocare le gare europee in casa. A poche giornate da un traguardo storico, a Como nessuno pronuncia ancora la parola “Champions”, ma tutto è pronto per non farsi trovare impreparati.