Dalla sala operatoria al gradino più alto del podio olimpico. Federica Brignone ha trasformato il dolore in oro, firmando un SuperG da leggenda sulla pista Olimpia delle Tofane e completando una delle pagine più emozionanti dello sport azzurro. Solo pochi mesi fa la caduta di aprile aveva fatto temere il peggio: frattura pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, lesione capsulo-legamentosa mediale e rottura del legamento crociato anteriore. Un bollettino da brividi che aveva interrotto la sua corsa e messo in pausa la stagione.
A Cortina, invece, la “tigre” è tornata a graffiare. Portabandiera dell’Italia ai Giochi di Milano-Cortina, Brignone ha domato il SuperG con una prova lucida, potente, istintiva. Al traguardo l’emozione era incontenibile. “È incredibile. Sono ancora emozionata e ho l’adrenalina che mi scorre nelle vene. Oggi ero molto tranquilla, volevo sciare fluida, morbida e fare questa gara a tutta. Era un SuperG da fidarsi, fare qualche errorino, però non ho cercato di fare la linea perfetta ma di fare tutte le curve più veloce possibile”.
Parole che raccontano la serenità di chi ha imparato a convivere con la pressione. E pensare che lei stessa non si aspettava un epilogo così. “Non pensavo che avrei potuto vincere, è incredibile. Forse ce l’ho fatta oggi perché l’oro olimpico non mi mancava”. Una consapevolezza nuova, figlia dell’esperienza e di una carriera già impreziosita dalla Coppa del Mondo 2024/2025.
Prima di lanciarsi dal cancelletto, nella testa solo un pensiero semplice. “Ho pensato a sciare, ho cercato di fare il mio massimo, ho detto o la va o la spacca ma non pensavo di poter vincere l’oro”. E ancora: “Non me lo sarai mai aspettato, mai nella vita proprio, è qualcosa di speciale. Forse ce l’ho fatta proprio perché non mi mancava, sapevo di avere già fatto il massimo ed era solo un più, è stata la mia forza. Ero tranquilla, mi valutavo una outsider ma ho detto, o fai tutto o non viene il risultato, quindi è qualcosa di speciale”.
Dietro quell’urlo liberatorio c’è anche la voce di chi l’ha vista crescere. Il fratello Davide ha spiegato così la trasformazione: “La Federica di sette anni fa, o anche di cinque, non avrebbe vinto questo oro: oggi lei ha unito l’esperienza alla forza mentale, che le è servita a recuperare dall’infortunio, mettere insieme tutti i pezzi e fare la gara giusta al momento giusto”. E ha confessato il suo personale calvario: “Ero sulla mia panchetta della sofferenza, al cancelletto di partenza”.
Nel parterre, tra le lacrime, c’era anche mamma Nella Quario. “Davvero prima della gara le avevo detto ‘l’importante è arrivare al traguardo. Poi quando lo ha tagliato, ho capito che aveva fatto un buon tempo, e lì è cominciata la sofferenza…”. Nei mesi più duri, però, è stata Federica a sostenere tutti: “E’ stata Federica a confortare noi, quando eravamo giù ci diceva ‘ma è solo una gamba…”.
È proprio lì, in quella frase, che si nasconde il segreto dell’oro. Non solo tecnica e talento, ma una forza mentale capace di trasformare un infortunio devastante in una ripartenza storica. Brignone è caduta, si è rialzata e ha riscritto il finale. Da campionessa vera.