Toscana

Gingillo: «I primi cavalli devono montarli i primi fantini»

Il fantino difende la prova nella Torre, critica le gerarchie e guarda alle prossime scelte

Giuseppe Zedde, detto Gingillo, traccia il bilancio della Carriera corsa nella Torre su Donrodrigo. Il fantino riconosce di aver dato tutto, ma non nasconde il rammarico per un’assegnazione che, a suo giudizio, ha fatto saltare un progetto costruito durante l’inverno. «Non ho da rimproverarmi niente. Per la scelta che ho dovuto fare, alla fine, ho montato in una Contrada dove esisteva un rapporto. Sul cavallo è stato lavorato sodo per trovare l’affiatamento. Meglio di così non si poteva fare», spiega.

Secondo Zedde, il quadro avrebbe potuto essere diverso. Il fantino racconta che con la Lupa esiste un rapporto consolidato dalla vittoria del 2018 e proseguito negli anni, con una condivisione costante con i dirigenti. Un’intesa che, precisa, ha riguardato anche i periodi in cui non ha corso. «C’era un progetto dall’inverno con situazioni molto chiare che il giorno della Tratta è saltato in aria», afferma, aggiungendo che alcuni aspetti delle dinamiche tra Contrade non possono essere conosciuti dai popoli.

Le gerarchie e la scelta dei cavalli

Il punto centrale della sua analisi riguarda le gerarchie nella scelta dei soggetti migliori. Zedde sostiene che, come accaduto in passato, i cavalli più competitivi dovrebbero essere affidati ai fantini di vertice. «I primi cavalli devono montarli i primi fantini», dice, rivendicando di sentirsi all’altezza del compito. Nella sua carriera, osserva, le occasioni di montare soggetti di primo piano sono state poche, ma quando le ha avute sostiene di averle sfruttate al meglio. Tra i nomi indicati c’è Diodoro, vincitore di due Palii su tre, che il fantino avrebbe montato volentieri.

Quanto a Donrodrigo, Zedde ne sottolinea le qualità e il lavoro svolto durante le prove. Il cavallo arrivava da una Carriera di luglio complicata e l’obiettivo iniziale era comprenderne le caratteristiche per trovare il giusto equilibrio. La sera della prova generale il fantino si diceva tranquillo e convinto di poter disputare una buona corsa, pur ritenendo molto difficile la vittoria. Il soggetto, spiega, aveva velocità in partenza e avrebbe potuto trarre vantaggio da una buona traiettoria al primo San Martino.

La mossa, però, è stata travagliata e Donrodrigo ha ricevuto un paio di calci importanti. Per Zedde il risultato avrebbe potuto essere migliore, anche se riconosce il valore di Anda e Bola, indicato come un cavallo di categoria superiore e già capace di vincere due Carriere, come Diodoro. Donrodrigo, aggiunge, può rientrare nel lotto per Provenzano: ha doti, può migliorare e resta fermo al canape, tanto da non essere facilmente spostato.

La mossa e il futuro

Il fantino ridimensiona il peso esercitato dalle Contrade rivali nella fase della partenza, parlando di una pressione contenuta. Sulla gestione della mossa da parte del mossiere Renato Bircolotti, Zedde afferma di non aver ancora rivisto gli annullamenti nel dettaglio, ma ritiene che siano stati decisi perché considerati opportuni. A suo avviso, dopo le polemiche della Carriera di luglio, Bircolotti potrebbe aver voluto ribadire la propria linea. La partenza, osserva, è comunque avvenuta per tutti.

Zedde conferma inoltre che il rapporto con la Torre resta positivo. Parlando dell’incidente che ha coinvolto Tittia, dice di aver visto il cavallo a terra e invita alla prudenza almeno fino alla fonte, augurando al collega una pronta guarigione. Per il futuro annuncia un inverno di riflessioni e non esclude cambiamenti nelle proprie scelte. L’esperienza recente, sostiene, gli ha consentito di dimostrare di poter ottenere il massimo anche da soggetti meno quotati, ma resta la sensazione di dover continuare a dimostrare il proprio valore nonostante l’età e l’esperienza. «I sassolini si levano quando si vince», conclude, lasciando aperta la possibilità di nuove aperture nei rapporti con i capitani.