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Stipendi nel turismo: il 71% dei lavoratori vive in povertà

Il 71% dei lavoratori nel turismo vive sotto la soglia di povertà, allarmanti i dati della Filcams Cgil.

Una persona su due nel settore turistico guadagna meno di 15mila euro all’anno, con il 71,22% dei lavoratori che si trova sotto la soglia di povertà. Questi dati allarmanti emergono dall’indagine della Filcams Cgil, intitolata “Focus sul lavoro povero”, che ha analizzato un campione di 6,3 milioni di persone, evidenziando la difficile situazione del terziario, che comprende commercio, servizi e turismo.

Nel complesso, circa la metà dei dipendenti nel terziario è considerata working poor, con una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, che rappresenta il 60% della retribuzione mediana. Per chi ha lavorato almeno 12 settimane nell’anno, la soglia di povertà salariale sale a 14.800 euro. La situazione è particolarmente critica nel Mezzogiorno, dove oltre tre lavoratori su cinque nel terziario sono in questa condizione.

Disparità di genere e territoriale

Il divario di genere è evidente anche nel settore turistico, con il 25,33% degli uomini e il 36,60% delle donne che rientrano nella categoria dei working poor. A livello territoriale, le percentuali variano: nel Nord-Ovest si attesta al 22,39%, nel Nord-Est al 25,48%, nel Centro al 31,29% e nel Sud e nelle Isole al 48,52%. Questo scenario mette in luce le difficoltà economiche che colpiscono in modo sproporzionato le donne e le aree meridionali del paese.

Il ruolo del part-time

Nel settore del turismo, la diffusione del part-time involontario contribuisce a mantenere basse le retribuzioni. Tra coloro che hanno lavorato almeno una settimana, il 71,22% è considerato working poor, con un divario di genere dell’8,60%. I dati territoriali mostrano che la situazione è grave in tutto il paese, con circa il 66% nel Nord, il 69,39% nel Centro e un preoccupante 81,14% nel Sud e nelle Isole.

Fabrizio Russo, segretario generale della Filcams Cgil, sottolinea che il part-time involontario è diventato una condizione strutturale, portando a salari bassi e precarietà. Il divario territoriale penalizza il Mezzogiorno, mentre il divario di genere è accentuato nei settori del lavoro di cura e negli appalti al ribasso, che colpiscono maggiormente l’occupazione femminile.

In risposta a questa situazione, Cgil, Cisl e Uil stanno discutendo con le associazioni datoriali per sviluppare un modello contrattuale che garantisca salari dignitosi. Il rinnovo dei contratti nazionali è visto come un primo passo per combattere il lavoro povero, con l’obiettivo di restituire dignità ai lavoratori nel settore del terziario.

Infine, Russo critica il governo per non affrontare adeguatamente la questione del lavoro povero, evidenziando l’assenza di un dibattito politico significativo su lavoro e salari. La successione di decreti-legge ha ridotto il confronto democratico e influisce negativamente sulla contrattazione.