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Italiani e acqua, ancora troppe difficoltà: solo uno su due sa nuotare con sicurezza

Un'indagine di Federalberghi fotografa il rapporto con il mare, i laghi e le piscine: tra conoscenza limitata e poca pratica resta centrale la prevenzione

Italiani e acqua, ancora troppe difficoltà: solo uno su due sa nuotare con sicurezza

L’Italia è un Paese profondamente legato all’acqua, con circa 8mila chilometri di coste marine a cui si aggiungono le sponde di laghi e fiumi. Un patrimonio naturale che favorisce il turismo balneare e le attività acquatiche, ma che richiede anche una buona preparazione per affrontare l’ambiente in modo consapevole. Secondo i dati raccolti da Federalberghi, però, il rapporto degli italiani con il nuoto presenta ancora alcune criticità. Solo poco più della metà della popolazione dichiara infatti di saper nuotare con sicurezza.

Le competenze in acqua restano limitate

Il 53,7% degli italiani afferma di avere una buona capacità natatoria, mentre il 27,6% possiede una competenza definita limitata, sufficiente soltanto per restare a galla. Esiste inoltre una quota significativa di persone che non sa nuotare: il 18,7% dichiara infatti di non avere alcuna capacità in acqua. Un dato che assume particolare rilevanza in un Paese dove il rapporto con mare, piscine, laghi e fiumi è molto frequente, soprattutto durante i mesi estivi.

Il nuoto non è ancora un’abitudine diffusa

La pratica del nuoto nella vita quotidiana rimane poco frequente. Soltanto l’1,8% degli italiani nuota almeno una volta alla settimana, mentre il 4,1% lo fa con regolarità, almeno una volta al mese. Una quota del 20,1% pratica il nuoto soltanto occasionalmente, alcune volte durante l’anno. Molto più numerosa è invece la percentuale di chi entra in acqua esclusivamente durante le vacanze: il 45,2%. Il 28,8% degli italiani, infine, dichiara di non nuotare mai o quasi mai.

La famiglia resta il primo luogo dove si impara

Insegnare ai bambini a nuotare rappresenta una delle principali forme di prevenzione quando si parla di sicurezza in acqua. Ma, secondo l’indagine, il percorso di apprendimento avviene soprattutto al di fuori dei contesti organizzati. Tra coloro che sanno nuotare, il 42,8% ha imparato grazie all’aiuto di familiari o amici, mentre il 40,2% dichiara di aver imparato da autodidatta.
Solo il 13,1% ha frequentato un corso privato: il 9% durante l’infanzia e il 4,1% in età adulta. Ancora più ridotta è la quota di chi ha imparato attraverso il sistema scolastico, pari al 3,9%.

Un rapporto generalmente positivo con l’acqua

Nonostante le differenze nelle capacità, il legame degli italiani con l’ambiente acquatico resta in larga parte positivo. Alla domanda su quale parola descriva meglio il rapporto con l’acqua, il 43,4% degli intervistati ha scelto il termine “piacere”, mentre il 5,5% parla di una vera e propria “passione”. Un risultato legato anche alle esperienze vissute fin dall’infanzia: giochi sulla spiaggia, vacanze al mare con la famiglia, lezioni di nuoto, giornate al lago e attività sportive contribuiscono a creare familiarità con questo elemento. Non manca però una parte della popolazione che vive il rapporto con l’acqua con maggiore prudenza. Il 24,4% parla di “cautela”, il 12,9% di “paura” e l’8% di “disagio”. Solo il 5,8% si dichiara indifferente.

Dove l’acqua viene vissuta con maggiore sicurezza

La percezione cambia in base al contesto. Gli italiani si sentono più tranquilli quando possono toccare il fondale: al mare questa condizione viene indicata dal 57,1% degli intervistati, mentre in piscina arriva al 54,2%. Percentuali inferiori riguardano gli altri ambienti: il 36,6% si sente sicuro nei fiumi, il 36,5% nei laghi e il 30,6% quando si trova su barche o gommoni. Le situazioni più difficili sono invece legate alle acque profonde. Il maggiore disagio viene percepito nei fiumi (37,6%), seguiti dai laghi (34%), dal mare (25,8%) e dalle piscine (22,2%).

La familiarità può portare a sottovalutare i rischi

L’abitudine a frequentare ambienti acquatici può rappresentare un vantaggio, ma in alcuni casi rischia anche di generare un’eccessiva sicurezza. L’indagine di Federalberghi evidenzia infatti come il rapporto positivo degli italiani con l’acqua non sempre corrisponda a una piena consapevolezza dei possibili rischi. La conoscenza delle proprie capacità, l’apprendimento del nuoto fin dall’infanzia e una maggiore attenzione nelle situazioni più delicate restano elementi fondamentali per vivere mare, laghi e piscine in modo più sicuro.