I Mondiali 2026, prima storica edizione a 48 squadre distribuita tra Stati Uniti, Messico e Canada, non saranno ricordati soltanto per le 104 partite complessive o per il loro carattere transcontinentale. Questa competizione passerà alla storia soprattutto come il punto di svolta in cui fisica applicata e ingegneria elettronica hanno rivoluzionato l’arbitraggio, trasformando il pallone in un vero dispositivo connesso.
La conferma più clamorosa dell’efficacia di questa tecnologia è arrivata durante i sedicesimi di finale, nella sfida intensa e rovente tra Portogallo e Croazia. La Croazia di Luka Modrić è uscita di scena con grande amarezza, sconfitta 2-1 al 90’+13. Nel finale convulso, Gvardiol aveva trovato il gol del possibile pareggio che avrebbe portato la partita ai tempi supplementari, ma mentre i croati stavano già esultando, l’arbitro norvegese Eskås è stato richiamato dal VAR.
Le immagini televisive tradizionali, registrate a 50 fotogrammi al secondo, non riuscivano a chiarire completamente una mischia confusa in area: c’è stato oppure no un tocco di testa di Matanović prima del passaggio che ha liberato Pašalić, poi finito in posizione di fuorigioco? A occhio nudo, stabilire l’istante preciso del contatto era praticamente impossibile.
È qui che sugli schermi di tutto il mondo è apparso un nuovo elemento grafico: una piccola onda digitale. Si trattava della “firma” del tocco di Matanović, rilevata non dall’occhio umano ma direttamente dal pallone stesso. Il gol è stato annullato e la Croazia eliminata.
Protagonista silenzioso di questa rivoluzione è il pallone ufficiale del torneo, l’Adidas Trionda. Il nome richiama le “tre onde”, omaggio ai tre Paesi ospitanti e alla tradizionale ola degli stadi. Il design è composto da quattro pannelli termosaldati in poliuretano con dettagli rossi, verdi e blu.
La vera innovazione, però, è interna: Trionda integra la tecnologia Connected Ball, sviluppata con Kinexon e FIFA, ed è in grado di trasmettere dati su accelerazione, rotazione e traiettoria fino a 500 volte al secondo. Prima di ogni partita deve essere ricaricato a induzione.
I dati vengono incrociati con quelli di 16 telecamere di tracciamento e con l’analisi di 29 punti corporei per giocatore, elaborati da sistemi di intelligenza artificiale. L’arbitro resta l’unico decisore finale, ma il margine d’incertezza sulle frazioni di secondo è ormai quasi azzerato. Il calcio è entrato nell’era millimetrica.