La salute del cuore e delle arterie può iniziare a risentire di abitudini e parametri poco favorevoli già nella prima età adulta. A suggerirlo è uno studio condotto su oltre 1.200 giovani adulti statunitensi, con un’età media di circa 23 anni. La ricerca ha analizzato il cosiddetto profilo cardiovascolare-rene-metabolico, un modello che considera insieme condizioni e fattori di rischio legati a cuore, metabolismo e reni.
I partecipanti sono stati suddivisi in diversi livelli di rischio, da una situazione priva di fattori rilevanti fino a stadi caratterizzati da alterazioni metaboliche o da primi segni di problemi cardiovascolari o renali. La valutazione ha incluso otto indicatori: alimentazione, attività fisica, sonno, esposizione alla nicotina, peso corporeo, glicemia, grassi nel sangue e pressione arteriosa.
Per verificare la presenza di possibili segnali vascolari precoci, i ricercatori hanno esaminato anche le carotidi attraverso l’ecografia. Si tratta delle arterie del collo, il cui stato può fornire informazioni sulla salute del sistema circolatorio. L’obiettivo era individuare eventuali alterazioni arteriose iniziali, anche in assenza di sintomi evidenti.
I risultati dell’analisi
Solo circa un partecipante su cinque rientrava nel livello più favorevole, senza fattori di rischio rilevanti. La maggioranza presentava invece almeno un certo grado di alterazione, spesso associato all’eccesso di peso o ad altri fattori metabolici.
All’aumentare dello stadio di rischio peggiorava anche il punteggio complessivo relativo alla salute cardiovascolare. I profili più compromessi tendevano infatti a essere accompagnati da abitudini e parametri meno favorevoli. Gli stadi avanzati risultavano inoltre associati a segni ecografici compatibili con cambiamenti precoci delle arterie.
Il dato non indica che i giovani coinvolti avessero già una malattia cardiovascolare manifesta. Suggerisce però che alcuni processi biologici collegati al rischio possano iniziare presto, anche quando la persona si sente bene e non avverte disturbi. Sonno, movimento, alimentazione, fumo, peso, pressione e glicemia sono quindi aspetti rilevanti anche a vent’anni.
I limiti e il significato per la prevenzione
Lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto. Si tratta infatti di una ricerca osservazionale trasversale, una fotografia scattata in un momento preciso, utile a rilevare associazioni ma non a stabilire se un comportamento abbia provocato direttamente il danno arterioso osservato.
Inoltre, alcuni dati erano stati riferiti direttamente dai partecipanti e il campione potrebbe non rappresentare in modo perfetto l’intera popolazione dei giovani adulti. I risultati non possono quindi essere trasformati in una regola valida per chiunque.
Il messaggio principale riguarda comunque la prevenzione precoce. Non si tratta di vivere con l’ansia per infarto o ictus, ma di considerare fin dalla prima età adulta le abitudini quotidiane e il controllo di parametri di base. Intervenire su sedentarietà persistente, aumento di peso o pressione non controllata può aiutare a individuare eventuali problemi prima che diventino evidenti.
Lo studio, intitolato Association Between Cardiovascular-Kidney-Metabolic Health and Early Arterial Injury in Young Adults in the United States, è stato pubblicato su Circulation. Population health and outcomes. Il DOI del paper è 10.1161/CIRCOUTCOMES.125.013042.