La broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) rappresenta una patologia che necessita di maggiore attenzione nei confronti delle donne, come evidenziato dalla dott.ssa Maria Pia Foschino Barbaro, pneumologa e professore onorario di Malattie dell’Apparato respiratorio presso l’Università di Foggia. Durante un recente Advisory board in occasione della Giornata Internazionale della Donna, è emerso che la Bpco viene diagnosticata meno frequentemente nelle donne rispetto agli uomini, principalmente a causa di una presentazione clinica diversa.
La dott.ssa Foschino Barbaro spiega che, mentre gli uomini fumatore presentano tipicamente tosse, espettorazione e dispnea, nelle donne il sintomo predominante è spesso solo la dispnea, senza tosse né catarro. Questo porta a una diagnosi errata, frequentemente confusa con l’asma. Inoltre, le donne sono più suscettibili agli effetti di fumo e inquinanti, sia domestici che ambientali, il che fa sì che anche molte non fumatrici sviluppino la Bpco senza ricevere una diagnosi corretta.
Manifestazioni e diagnosi
La Bpco nelle donne tende a manifestarsi più precocemente, anche prima dei 40 anni. Nonostante gli uomini fumino in misura maggiore, le donne, a parità di esposizione al fumo, mostrano sintomi più gravi, con un declino più rapido della funzione polmonare e un numero maggiore di riacutizzazioni. Inoltre, le donne con patologie croniche come la Bpco presentano una maggiore incidenza di ansia e depressione, spesso trascurate dai medici, che attribuiscono questi sintomi a uno stato ansioso senza considerare la possibilità di una Bpco.
Foschino Barbaro sottolinea che le donne tendono a chiedere aiuto più tardi rispetto agli uomini e, a causa dei loro molteplici ruoli familiari, spesso rimandano le visite mediche. È fondamentale che i medici considerino la Bpco anche nelle donne più giovani con una storia di fumo non significativa, eseguendo una spirometria, che viene prescritta meno frequentemente alle donne rispetto agli uomini.
Risposta ai farmaci e prevenzione
La risposta ai farmaci per la Bpco può variare tra i sessi. Gli uomini tendono a rispondere meglio ai corticosteroidi inalatori, mentre le donne mostrano una minore aderenza alle terapie. I dati Osmed evidenziano che, nonostante le donne siano generalmente più attente alla salute, l’aderenza alle terapie inalatorie è inferiore rispetto agli uomini, specialmente nel Sud Italia. L’abbandono precoce delle terapie rappresenta un problema significativo, influenzato anche da fattori sociali.
Per migliorare la gestione della Bpco femminile, è necessario aumentare la consapevolezza delle differenze di genere. In Italia, una legge del 2018 promuove l’integrazione della medicina di genere nel Servizio sanitario, ma è essenziale sensibilizzare maggiormente il personale sanitario e informare le donne sulla loro maggiore suscettibilità agli effetti del fumo e degli inquinanti.
Infine, i dati ministeriali mostrano che già a 11 anni le bambine fumano più dei coetanei maschi, e a 17 anni la differenza aumenta, il che potrebbe cambiare l’epidemiologia delle malattie respiratorie. È cruciale investire nella prevenzione, soprattutto nelle scuole, per informare sui danni del fumo e degli inquinanti ambientali. La maggiore suscettibilità femminile agli inquinanti è legata anche a fattori anatomici e biologici, rendendo fondamentale aumentare la conoscenza di queste differenze per garantire percorsi diagnostici e terapeutici adeguati alle donne.