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Meritocrazia Italia: “Ridiamo dignità al giornalismo. Un Paese non ha bisogno di tifosi, ma di giornalisti”

Mantenere distanza sana che permette di guardare le cose dall’alto

Meritocrazia Italia: “Ridiamo dignità al giornalismo. Un Paese non ha bisogno di tifosi, ma di giornalisti”

In un tempo in cui si assiste a un preoccupante abbassamento del QI culturale del dibattito pubblico, nel quale il rumore ha sostituito il ragionamento e l’insulto ha preso il posto dell’argomentazione, l’associazione Meritocrazia Italia sente il dovere di fermarsi e dire una cosa semplice ma fondamentale: senza stampa libera non c’è democrazia. Un Paese civile non ha bisogno di tifosi. Ha bisogno di giornalisti. Ha bisogno di persone che raccontino i fatti, che li contestualizzino, che facciano domande scomode, che abbiano il coraggio di dire “non lo so” e la forza di cambiare idea davanti ai dati.

La necessità di garantire la terzietà dell’informazione

È chiaro a tutti che dietro ogni testata giornalistica ci sono economia, editori e interessi. È legittimo ed è il mondo in cui viviamo. Proprio per questo diventa indispensabile rivestire l’informazione di terzietà, mantenendo quella distanza sana che permette di guardare le cose dall’alto, senza urlare e senza schierarsi a priori.

Il paradosso del giornalismo e la ricerca dell’obiettività

Oggi sembra esserci un paradosso: allo stadio un tifoso può criticare il proprio allenatore e nessuno si scandalizza. Nel giornalismo, invece, chi prova a mantenere una posizione terza, critica verso tutti, viene accusato di tradimento, di tiepidezza, di “non prendere posizione”. Come se l’obiettività fosse una colpa.

Il ruolo del merito nelle redazioni italiane

Il movimento politico Meritocrazia Italia crede nel giornalismo italiano, nelle grandi menti, nei professionisti, nei cronisti di strada e nei direttori che ancora studiano, leggono e si indignano per le cose giuste. Se queste energie venissero rese funzionali all’intero sistema, se si tornasse a premiare il merito anche nelle redazioni, ci sarebbe il primo, vero tassello per ricostruire una cultura sociale meno aggressiva, meno rancorosa e più efficace.

Il confronto civile come motore della crescita sociale

La storia insegna che le civiltà non sono cresciute con le guerre e con le offese infinite. Sono cresciute con equilibri, confronto e cooperazione, oltre che con la capacità di ascoltare il pensiero differente e di farne una ricchezza, non una minaccia. La politica è vita e l’informazione è ossigeno. La vita ha un senso solo se vince il rispetto, l’umiltà e la lealtà tra lealtà e correttezza, anche quando la si pensa diversamente. Il presidente Walter Mauriello sottolinea che è ora di tornare a questo, concludendo con l’appello stop war.